La vita addosso: Born to lose di Nicoz Balboa

Nicoz Balboa ha la vita tatuata addosso; ogni suo tatuaggio parla di un’esperienza, un momento, una sensazione, un sentimento. E Born to lose (Coconino press 2017, 189 pagine, 19 euro) si incastra perfettamente in questa dinamica: lei è un’artista, non solo perché i suoi tatuaggi sono vere opere d’arte, quadri sulla pelle, o perché ha partecipato a mostre importanti in Italia e in Europa. Lei pensa e traduce i suoi pensieri in arte. Che sia un tatuaggio, un disegno, un quadro o un’incisione su linoleum.

Da questo suo circondarsi di arte e artisti è venuto lo stimolo per questo suo ambizioso progetto: raccontare le sue giornate, come una ragazza con il suo diario segreto, attraverso disegni schizzati su una Moleskine. Vittorie, fallimenti, pensieri, gite e pic nic, lavoro, amore, e la sua bimba meravigliosa: le sue giornate a colori vivaci e disegni che hanno il suo personalissimo e originale stile riportate sulla leggendaria carta beige a righe di una Moleskine. Da questo connubio nasce la MoMeskine, la moleskine di una giovane mamma che per amore lascia la sua città (Roma) e si trasferisce in una stupenda (ma “fredda”) cittadina a sud della Francia, sul mare.


Ambizioso fa rima con rischioso. E lei di rischi ne ha corsi tanti. Andare via da Roma per G., marito che piano piano si trasformerà, con lo scorrere delle pagine, in pessimista e problematico ex marito; mettersi a nudo completamente, per apparire debole, indifesa, triste; mostrare l’amore infinito per la sua bambina, compagna di vita forse più che il marito stesso; dichiarare un fallimento, gioire per una vittoria; concedere il fianco a costo di farsi pugnalare da un amico, che diventa quel qualcosa in più che può darti gioia e farti male un attimo dopo. Non è facile raccontarsi senza pensare ma a chi può interessare cosa faccio, come vivo?
Ma come si dice nella sua città natale, Chi non risica non rosica e, a mio parere (ma anche secondo il parere molto più autorevole del grande Igort, che ha creduto in lei e l’ha “portata” in Coconino), è andata benissimo!
Chi di noi “bambine-adolescenti-ragazze-donne” non ha mai tenuto un diario “segreto”, scrivendo per filo e per segno gli avvenimenti salienti di ogni giornata? Lo schema del diario è, in Born to lose, mantenuto perfettamente, con gli E poi abbiamo… E dopo siamo andati… e suona molto familiare, e confortevole. Solo che le illustrazioni al posto dei fiumi di parole a cui siamo abituati rendono la fruizione molto piacevole e aggiungono ironia, leggerezza, significato, a volte sentimenti che sono in contrasto con gli enunciati stessi, favorendo una visione completa e complessa della personalità dell’autrice.

E proprio all’autrice, vista la tipologia di libro molto particolare, vorrei rivolgere qualche domanda per capire soprattutto la “gestazione” di Born to lose.

Nicoz (preferisci lo pseudonimo o possiamo usare il tuo nome?)
Va bene nicoz 🙂

Com’è iniziata questa avventura? Hai iniziato a tenere questo diario illustrato per te (è nato prima l’uovo) oppure l’hai creato pensando subito a una fruizione esterna, il blog (o la gallina)?
Ho comprato l’agendina moleskine giornaliera con l’intento di disegnare e pubblicare sul blog un autoritratto al giorno e di intitolare questo progetto: “Un modo per iniziare ad amare me stessa e trovare un nuovo marito” ma, da come si evince da tutto Born To Lose, la capacità di sintesi e l’amore per il vuoto non sono il mio forte e quindi questo progetto si è immediatamente trasformato in un diario giornaliero in cui all’inizio annotavo metodicamente e, quasi maniacalmente, ogni cosa io facessi durante il giorno. Soprattutto il primo e il secondo anno (2011-2012) annotavo tutto, poi un po’ il diario è evoluto sia nel segno che nel modo (non vi rovino la sorpresa).

Dal diario sappiamo che una rivista ti ha chiesto di collaborare, inviando pagine della tua storia; questo ha in qualche modo “indirizzato” la composizione o è rimasto per te un “diario personale”?
In realtà, nonostante io ammirassi molto la persona che mi aveva chiesto di collaborare e che aveva fondato quella rivista (Catherine Dumonteil Kremer), la mia collaborazione è durata solo tre numeri perché per me è difficilissimo lavorare sotto commissione. Forse per questo non sono mai davvero diventata illustratrice nel significato canonico del termine, io voglio disegnare e raccontare quello che mi pare e come mi pare. (E invece ho un approccio diametralmente opposto quando tatuo).

Immagino (so, perché ti seguivo anche prima) che la produzione originale è molto più corposa del libro finito; com’è andata con i “tagli”? Igort ha visto il primo diario e poi avete lavorato insieme (con lui o con un editor Coconino) oppure hai selezionato tu i pezzi?
Sì, ovviamente essendo un diario giornaliero c’era materiale per pubblicare la Treccani, io l’avrei anche fatto ma non sarebbe stato un libro con una storia “vera” ovvero con un inizio e una fine. Poi quando Igort li ha visti, ero andata in Sardegna perché voleva aiutarmi a pubblicare la sopraccitata Treccani grazie ad un crowdfunding, mi ha detto: “No qui bisogna fare un libro con Coconino, se te la senti di lavorarci”. Io, ovviamente, risposi “Sìììì”. Ma ci misi ancora due anni a consegnare il libro e non perché la selezione non fosse fatta ma perché è stato difficile per me accettare che il mio “diario” diventasse altro da me, diventasse libro. La selezione è stata fatta maggiormente da Federica, la mia ex fidanzata, scrittrice di talento.

Quale aspetto che non hai incluso avresti voluto trattare in Born to lose?
Uhm uhm no credo che la domanda che a volte mi faccio è: “Cosa è di troppo in Born To Lose? Cosa avrei potuto tralasciare?”.

Quale linea hai seguito per organizzare il materiale prima della pubblicazione?
Una selezione che ha tagliato via le ripetizioni o le giornate meno salienti.

Che effetto ti fa rileggerti/rivederti?
Dopo l’uscita L’ho riletto davvero solo due settimane fa. Un po’ mi fa ridere e un po’ mi dico: “Ammazza che vita di merda che avevo”, ma si sa che spesso narrazione e realtà non coincidono, anche nell’autobiografia .

Lo farai leggere a Mina (la figlia, co-protagonista del libro) fra qualche anno?
Mina lo ha sempre visto, mi ha sempre vista mentre lo disegnavo ed era al corrente della pubblicazione. Quando l’ho ricevuto lei era da suo padre ed eravamo al telefono via FaceTime e le ho fatto vedere la copertina, tenendo il libro in mano le ho detto: “Eccolo! È arrivato!”. Così quando due giorni dopo  tornata a casa mi fa: “Allora? Il libro? Lo posso leggere?”. E io, che non le ho mai mentito rispetto a nulla mai, mi sono ritrovata ad arrampicarmi sugli specchi con roba tipo “eh si certo ma sai… ci sono cose che a ehm fanno un po’… paura ai bambini”, e lei “?”. Allora ho continuato con cose tipo “Sai tipo… mostri…”, ma lei coi mostri ci fa colazione e mi ha risposto: “Ma mamma i mostri? Io adoro gli zombie”. Allora ho buttato giù la maschera  e le ho detto: “Ok vai, leggi”. Lei l’ha sfogliato e dopo un po’ lo ha mollato lì. Ogni tanto ci ritorna ma per ora non mi ha detto nulla. E come dico sempre, speriamo di vendere tante copie per mettere da parte i soldi che mi serviranno a pagarle la terapia quando sarà in piena crisi adolescenziale!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...