103. Il torto e la ragione


Scoprivamo sempre meglio quello di cui i Padri erano stati convinti dall’inizio: il segreto della vita di fede è la memoria dell’amore. Senza il ricordo, la storia, la traccia concreta che giace nel profondo, non può esservi fede, ma solo un’aggiunta posticcia senza carne né sangue. Del resto, non era stato l’ultimo arrivato a dire: “fate questo in memoria di me”. E il memoriale era l’asse portante non solo del Nuovo, ma anche del Primo Testamento. La vita cristiana è l’unica realtà in cui si può dire, con un’accezione positiva, che si vive di ricordi. Il primo Vangelo è tutto nel paolino “vi trasmetto quello che a mia volta ho ricevuto”. Il tempo, per noi, era dunque scandito da un intreccio incandescente tra il futuro apocalittico, il presente dell’attesa e un passato nel quale rirovare le radici profonde di cui tutto si nutriva, in aperto contrasto con la superficialità inquietante di un’eresia, ormai, acclamata e conclamata. Ci veniva in mente la parabola del seminatore, con la sua denuncia dei terreni inconsistenti, incapaci di portare frutto, e la necessità di un’accoglienza attenta e generosa del seme-Parola, della sua azione potente e rigeneratrice. Chi aveva interesse a occultare una verità così lampante? Chi poteva arrivare a strappare dal cuore della gente l’unica possibile fertilità, condannandola a un destino da zombi o da automi, a una vita senz’anima, così lontana dal credo-spero-amo di cui don Mario s’era fatto banditore? Ancora una volta, gli eventi avrebbero chiarito con la forza incontrovertibile della realtà da quale parte fossero il torto e la ragione.

4 pensieri su “103. Il torto e la ragione

  1. Niente di piu’ vero! Chi ha torto e chi ha ragione? Il provocato o il provocatore? Chi sostiene di amare, ma si maschera soltanto dalle sue frustrazioni, o chi ama sopportando anche gli strazi della malattia che inesorabile avanza eppure lotta “facendo finta di niente” ed esegue e progetta come se il futuro fosse soltanto migliore del presente e del passato. Chi si circonda dell’amare, o chi non perde attimo per comportarsi o minacciare di comportarsi nel “non amore”? E’ vero! Il passato dovrebbe insegnare e guidare il presente per instradare, per quanto ci e’ possibile, il futuro; ma troppo sordi sono coloro che da sempre ascoltano soltanto il loro onnipresente egoismo anche se “sentono” molto spesso in Chiesa la Parola di Dio. Sentono…non ascoltano. Forse e’ tutto qui il segreto del loro vero fallimento. La totale assenza del riconoscimento dei propri limiti. La totale assenza dell’umilta’, che Gesu’ ci ha insegnato sulla Croce. Un abbraccio a tutti coloro che avranno letto e che sapranno ascoltare e non sentire.

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  2. dal vangelo secondo Fabry
    ….]La luce comincia a splendere quando il corpo è morto:l’uomo ha dato tutto .È il momento del grande fallimento, il suo impegno si è schiantato contro la più completa incomprensione; è stato giudicato e condannato.
    È stato ucciso. L’ultima risposta viene dal sepolcro :quando l’amore viene ridotto al silenzio, è allora che comincia a parlare. Dal buio della tomba inizia un discorso che non può essere interrotto.

    Andiamo al giardino per ungerlo.
    Preoccupate per la pesantezza della pietra.
    Vediamo il masso rotolato via:chi sarà stato? Entriamo:il corpo Non c’è più. L’avranno rubato? Sarà stato trasferito? Abbiamo preso un sepolcro per un altro?
    L’uomo di Nazareth sorprende sempre.
    Ci parlava di un terzo giorno nel quale si sarebbe alzato. Ora è svanito. Perché non riusciamo ad afferrarlo?Cosa ci manca per capire il suo messaggio?
    A noi resta una cosa :la paura.
    Amare come lui ha insegnato è spaventoso, per questo è sparito anche il suo corpo:da morto continua a turbare i nostri sonni.

    Un giovane vestito di bianco ci disse qualcosa che non riuscimmo a decifrare, Fuggimmo via.
    Ancora oggi ci chiediamo cosa possa aver detto.
    Se abbiamo perso qualcosa di essenziale.
    (da “PRÊT (RE) À PORTER)la vita in cinque righe (2010) .di Fabrizio Centofanti.

    Si ,l’importante è conservarne la memoria,…vera.

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  3. “Io voglio discutere alla tua presenza, Dio mio, soltanto con quanti ammettono come
    vero tutto ciò che la tua verità manifesta dentro, nella mia mente. Quanti invece lo negano, abbaino a proprio piacere fino a stordirsi. Mi sforzerò d’indurli alla calma e ad aprire il loro cuore alla tua parola. Se poi si rifiutano e mi respingono, ti supplico, Dio mio, non tacere tu, allontanandoti da me. Parla nel mio cuore con verità tu solo sai farlo….”
    Sant’Agostino, Le Confessioni 16 – 23

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