La fabbrica delle storie


Di quel viaggio ricordava parole, sensazioni, eventi, alcuni dei quali gli causavano un’acuta nostalgia. Ne aveva percorsa, di strada, da quei giorni: era cresciuto, nell’anima e nel corpo; il suo raggio d’azione si era esteso, in seguito al successo di un’impresa in cui, non a caso, la fantasia aveva un ruolo dominante.
Si era sempre occupato delle favole, anzi, adesso ne scriveva.
La sera, poco prima di andarsene a dormire, si sedeva davanti al tavolino ingombro di libri e si lasciava conquistare da una storia, che emergeva dal tablet come fosse evocata da una voce sconosciuta, eppure così intima da trovarsi confusa, spesso, con la propria.
Quell’esperienza, si accorgeva, tornava a fecondare la sua vena: la rosa, l’aereo nel deserto, l’uomo che ascoltava i suoi discorsi – prima distratto, poi sempre più travolto dal fascino della sua semplicità -, erano il seme morto nel tempo che portava finalmente frutto.
Quei dialoghi, quei riti, quegli incontri, tessevano la trama delle fiabe nate dal nulla, nelle sere d’estate, quando il giorno rifiutava di finire e la notte veniva cancellata da un tramonto eterno.
Non era più il piccolo principe, ma il principe cresciuto, e comprendeva che solo il ricordo di quei giorni lo aiutava ad accettare una maturità desiderata e temuta al tempo stesso.
La saggezza ineffabile delle parole della volpe, l’originalità degli asteroidi visitati, il cuore spezzato del suo amico, gli permettevano d’essere e mostrarsi come il Principe Adulto nel Pianeta delle Fiabe Inesauribili, estratte dal tesoro dell’eterna memoria dell’amore.

3 pensieri su “La fabbrica delle storie

  1. Bella questa fantasia, espressione di libertà, ricerca di bellezza; osservatore della realtà che ascolta il proprio intimo attraverso suoni e colori dell’amore per ritrasmetterli con altruismo e cura per ri-dipingere un mondo necessario e spesso dimenticato. Grazie.

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