105. Sogni


La porta stretta è stretta sul serio, Gesù non dice niente a caso. Era come un imbuto in cui tutto ciò che non andava, essendo incompatibile con il Progetto, finiva triturato in una macchina implacabile. Anche le gioie sane, i legittimi piaceri, venivano ingoiati in un inceneritore misterioso, che lasciava intatto solo l’essenziale. La morte a se stessi era il vedersi sottrarre, giorno dopo giorno, ogni possibile dominio dell’io.
Per il resto, tutto procedeva nella direzione conosciuta: la deriva modernista, le trame nascoste della guerriglia islamista, i segnali di una natura turbolenta, aggressiva, che pareva risentisse degli umori del mondo.
Negli occhi avevo il golfo dei miei sogni: un anticipo di Cielo di cui io solo potevo conoscere l’anima segreta. Era qui che don Mario mi dava appuntamento, in una solitudine perfetta. Era qui che lo sguardo di Cristo mi raggiungeva da qualunque prospettiva, come una luce che ti scorta in un sentiero di montagna, nelle escursioni notturne dei momenti onirici più intensi.
L’avevo sognato, don Mario: mi diceva d’essere stanco, provato da una lunga malattia. Lo abbracciavo, e capii che la fatica che faceva era per noi, che ancora coinvolgeva tutto il Paradiso perché potessimo uscire vincitori dalla tremenda battaglia col demonio.

3 pensieri su “105. Sogni

  1. Don Mario è stato l’icona vivente di quanto stretta sia la via, ma anche di quanto è grande l’amore che si sprigiona dal morire a stessi.
    Bellissimo pezzo!

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