Cronache marziane


La vita su Marte non era affatto male: potevo leggere quanto volevo e nessuno veniva a disturbarmi. Del deserto non si scorgevano i confini e di certo non provavo nostalgia del traffico romano, degli assembramenti nei grandi alveari cittadini, del nervosismo che aleggiava per principio, come dovesse esserci per forza qualcosa che andasse di traverso.
Ogni tanto utilizzavo il potente telescopio messo a mia disposizione dalla NASA: finivo sempre col dirigere lo sguardo nelle parti da cui provenivo, per vedere in che modo procedesse la vita, senza me. Ovviamente, tutto scorreva come prima: i litigi, le risate, i tradimenti nascosti e le belle parole di facciata. La Terra era sempre la stessa, anche a perlustrarne gli angoli col lanternino, figuriamoci con una vista panoramica da una simile distanza.
Eppure, a ben vedere, qualcosa era cambiato: i due novantenni a cui telefonavo il sabato si chiedevano che fine avessi fatto; lo scrupoloso che veniva a confessarsi non sapeva più a chi raccontare le sue fissazioni insuperabili; la bambina a cui sorridevo, alla fine della messa, chiedeva a papà e mamma: ma don Fabrizio è morto?
Era strano notare dettagli così insignificanti da un mondo lontanissimo: era come se qualcosa resistesse all’entropia, durasse nonostante tutto, anche in assenza.
Fu allora che decisi di tornare. Quando rimisi piede sulla Terra, non provai più fastidio per le code sul raccordo, per l’invidia della gente maliziosa, per il tempo che finiva, ogni volta, col mancare. Avevo capito che tutto va colto dalla nuda prospettiva del deserto, dove l’atto d’amore più banale diventa necessario, indispensabile.

6 pensieri su “Cronache marziane

  1. Sinceramente non mi riconosco in questa visione della vita reale, quand’anche somigli al tran tran quotidiano più grigio, costituito solo, o principalmente, da invidia, ambiguità, malizia, rapporti di facciata, litigi e tradimenti. Nè condivido una logica per cui, provando il deserto, si sia poi in grado non solo di accettare tutto questo, ma di farcelo percepire perfino come amore. Secondo me basterebbe imparare a mettere in risalto prima di tutto le belke cose, piccole o grandi che siano, che la vita comunque regala a tutti indistintamente, in qualsiasi condizione; basta saperle riconoscere.
    Per esempio, se io fossi l’autore dei post di questo Blog, non mancherei mai di ringraziare i tanti o pochi terrestri decisi a lasciare il loro commento.

    Mi piace

  2. Mi conforta l’ osservare e considerare la solitudine, la difficolta’ di relazionarsi, la fragilita come valide categorie di discernimento e tali come valori in cui Dio agisce, oserei dire preferisce e crea per poter ribaltare le convinzioni di quanti lo cercano e non lo trovano in un contesto , apparentemente, comodo e piacevole.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...