E vissero infelici e scontenti


C’è gente che s’impegna per essere infelice: può sembrare un paradosso, ma è così. In fondo, non è tanto difficile: basta coltivare l’egoismo, straimpiparsi della sorte degli altri, trascinare la vita tra vizi e noncuranze.
Il conflitto fine a sé stesso è un ottimo ingrediente per confezionare un senso duraturo d’infelicità. Essendo fatti per stare in armonia, proviamo angoscia e disagio quando siamo in rotta con qualcuno per futili motivi. Ma ci si può rendere infelici anche restando muti se c’è da intervenire, quando per quieto vivere lasciamo correre ingiustizie palesi, o non interpelliamo un fratello che a nostro parere sta sbagliando.
La causa prima d’infelicità è la mancanza di amore: capita spesso di non averlo ricevuto quando era indispensabile. La soluzione, al riguardo, sarebbe lasciar modificare la propria personalità profonda attraverso l’esperienza concreta: è questo, per esempio, il caso di una religiosità vissuta come contatto vitale con un Dio che è “agàpe” (1 Gv 4,8). Dicevano i Padri che la fede comincia quando ci si sente veramente perdonati. Il che significa amati. Non c’è niente di meglio che mettersi davanti a un paesaggio naturale (di mare o di montagna, un’alba o un tramonto), avvertire che è stato concepito anche per noi, e deciderci a fondare su questo amore, su tale straordinaria bellezza, la nostra identità: accorgerci degli occhi che si aprono, delle orecchie che ascoltano, perché sono in sintonia con la legge che ha dato vita al mondo.
Ma la persona che sa rendersi infelice non alzerà mai lo sguardo verso il cielo: continuerà a fissare buche, tombini, marciapiedi…

3 pensieri su “E vissero infelici e scontenti

  1. Un senso duraturo di scontentezza per uno stato costante di infelicita’. All’egocentrico non sentirai mai dire sto bene così, non mi manca niente, sono fortunato per tutto quello che ho. La lamentela e’ la sua arma per tenere sotto scacco, colpevolizzare il prossimo. Sarà sempre così. O voi modesti, ben disposti ad accontentarvi sull’avere e intransigenti sull’essere, contemplatori di cieli stellati e di tramonti inaspettati, che ne sapete apprezzare l’infinita bellezza e l’assoluta gratuita’, che pensiate siano un dono del creatore o l’eccezionale casualità della materia in trasformazione, o voi miei simili di tutto il mondo, uniamoci.

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