Visti da lontano


Fra molto, molto tempo, qualcuno parlerà di noi: cercherà di ricostruire le abitudini, i modi di vivere, la visione della vita propria della nostra civiltà. Troveranno, per esempio, le cuffie che usiamo per la musica, e penseranno a un sistema per isolarsi da ogni tipo di nota, di rumore; oppure, sotto un mucchio di detriti, scopriranno una vasca da bagno, associandola alla raccolta dei rifiuti; un palo della luce, che oggi illumina le vie del centro, ricorderà loro un patibolo con cui chiudere per sempre gli occhi a un impiccato.
È facile leggere al contrario.
La cabina di uno stabilimento balneare si potrebbe prendere per un deposito montano di attrezzi da lavoro; la caffettiera, per uno strumento adibito a trasformare l’acqua piovana in acqua minerale; la poltrona del dentista, per una sedia elettrica già pronta per il condannato.
Ma forse non c’è bisogno di andare in là nel tempo per trovare tracce di fraintendimenti.
Capita anche oggi di fare un gesto fraterno e sentirsi dare del molestatore; di proporre un argomento di dialogo e vedersi aggredito dall’ideologo di turno; di riconoscere la precedenza o salutare in strada, e venire etichettato come debole di mente.
Tra migliaia di anni, forse, capiranno meglio una lettera di scuse, la foto di un anziano sorridente, una coperta tagliata a metà per riscaldarsi in due, nel cuore di ghiaccio della nostra indifferenza.

4 pensieri su “Visti da lontano

  1. “Le Nostre Anime di Notte” vanno oltre, provano a scongelare il calore disumano, ma la vita perbenista è un canto troppo radicato, soffoca le note più sensibili con ogni tipo di rumore, convinta che, proprio questo, sia l’unico tono per raggiungere la giusta scala della felicità.

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  2. “Non credere, dunque, solamente agli occhi del corpo. Si vede meglio quello che è invisibile, perché quello che si vede con gli occhi del corpo è temporale; invece quello che non si vede è eterno. E l’eterno si percepisce meglio con lo spirito e con l’intelligenza che con gli occhi.”
    S. Ambrogio

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  3. Ho proprio paura che osservandoci da molto lontano sarà il male a prevalere, a offuscare ogni altra azione umana. Non ci resta che vivere il presente facendo emergere anche il più piccolo particolare positivo, portandolo in alto, più in allto della nebbia densa del disperato sentire comune. E facendolo brillare, perché gli occhi del futuro possano scorgere di tanto in tanto, nel grigio diffuso, inequivocabili scintille di splendore.

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