Lev shomea


Quando il genio della lampada mi esortò a formulare un desiderio, rimasi titubante. Ultimamente, la storia aveva assunto caratteri inquietanti: non c’era più nulla di scontato, anzi, ogni cosa sembrava propensa a rovesciarsi nel suo opposto. Mi chiedevo come i bambini sarebbero cresciuti in un contesto senza più certezze, in cui chiunque avrebbe potuto avvicinarti e stringerti la mano o assassinarti. Le esecuzioni pubbliche, filmate su YouTube, avevano qualcosa di empiamente simbolico: tagliare la testa, cioè impedire di pensare, di capire. Forse, in giro, c’erano molti più decapitati di quanto si potesse immaginare.
Ma non era solo un fatto di cervello. Un problema anche più grave riguardava il cuore. Troppi stimoli, e spesso così forti da rendere impossibile una reazione sobria, equilibrata. Come avrebbe potuto, un povero cuore, lasciar depositare nel profondo sensazioni e sentimenti, accarezzare un sogno, coltivare un affetto, o stringere un rapporto in cui l’altro potesse davvero essere accolto?
Un pianeta, dunque, senza testa e senza cuore. Ma avevo l’impressione che fosse anche un pianeta senza corpo, vissuto come fosse un’entità a sé stante, oggetto di cura esagerata o piacere scriteriato, un’appendice che non aveva più a che fare con l’unità della persona. Le strade, i luoghi di ritrovo, diventavano vetrine in cui ognuno esponeva la sua merce, ossia il corpo staccato da una storia, da un’anima, da una propria vocazione che affondasse le radici in un Progetto.
Quando il genio della lampada mi esortò a formulare un desiderio, mi ricordai di Salomone. Subito prima che diventasse re, Dio si era offerto di dargli qualunque cosa gli avesse domandato. Lui aveva optato per un “lev shomea”, che in ebraico significa “un cuore capace di ascoltare”. Risposi anch’io così.
Il genio rimase sorpreso, come forse anche Dio, di fronte alla richiesta del sovrano.
Da allora, mi sembra di vederci meglio, di sentire con più lucidità, di dire una parola più sensata alle persone che incontro in questo pianeta singolare.

2 pensieri su “Lev shomea

  1. Il luogo dove trascorro questo periodo, si trova a ridosso di belle montagne dalle cime aguzze. Quelle vette, fino a qualche anno fa ricoperte da nevi perenni, oggi appaiono grigie di roccia e sassi. Ieri qui è stata una lunga giornata di pioggia intensa, di quelle che costringono a rimanere tutto il giorno al chiuso, con i bambini insofferenti e noioso anche il libro da leggere. Una giornata di cui è difficile spiegare il senso. Questa mattina presto, dalla finestrella da cui scorgo le montagne, appena passata l’ultima nuvola, le vette si sono mostrate al sole splendidamente ricoperte di neve, dando in un sol colpo significato a tutta quella perturbazione. Vorrei avere quel cuore, per saper ascoltare il prossimo ma soprattutto, come fosse un radar, per poter riconoscere anche nel buio della notte più nera il disegno che ci accompagna.

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