In cammino verso la Marca gioiosa (I)

di Roberto Plevano

Ai primi di settembre 2017 esce il romanzo Marca gioiosa, per i tipi Neri Pozza. La poesia e lo spirito ospiterà per alcuni settimane testi del materiale preparatorio.
Il primo è un episodio della vita di Gervasio di Tilbury (Gervasius Tilleberiensis, 1155 – 1234), liberamente tratto da Radulphi de Coggeshall Chronicon Anglicanum. De expugnatione terrae sanctae libellus. Thomas Agnellus De morte et sepultura Henrici regis Angliae junioris. Gesta Fulconis filii Warini. Excerpta ex otiis imperialibus Gervasii Tileburiensis, London 1875.

Impii autem quasi mare fervens,
quod quiescere non potest,
et redundant fluctus ejus in conculcationem et lutum.
Non est pax impiis, dicit Dominus Deus.

Gli empi sono come un mare agitato
che non può quietare
e le cui acque portan su melma e fango.
Non c’è pace per gli empi, dice il Signore.

 

Al cammino ascoltando storie allora. I racconti su Arelate serpeggiavano tra un carro e l’altro. Ad Arelate il maresciallo dell’Impero chiudeva un occhio, e anche l’altro, davanti a ogni nefandezza del vescovo. Il maresciallo era un anglico, un chierico di nome Gervasio: alla frequentazione dei cittadini preferiva la compagnia dei suoi libri. Altre compagnie aveva ricercato in gioventù.

Si diceva che anni prima, quando aveva poco più di vent’anni, nel mentre di una visita in campagna al seguito del suo vescovo, vide una ragazza indaffarata in una vigna. Subito si separò dal corteo e raggiunse la giovane, spinto da una curiosità che con la sua tonsura male conveniva. E il vescovo a quella fuga non diede peso, perché così in quella diocesi andavano le cose. Dunque il giovane chierico si accostò alla contadina e con parole cortesi chiese di dove lei fosse, e chi i suoi genitori e che cosa mai facesse da sola in quella vigna. E quindi, riguardando a lungo la bellezza di lei e imbaldanzito dalle sue stesse domande, passò a parole di amore lascivo. La contadina tentò di schermirsi da quelle molestie, neppure alzò gli occhi, e gli rispose con grave serietà:

«Che non voglia Iddio che io sia mai in intimità con te o con qualcun altro. Se perdessi la verginità, non appena la mia carne fosse corrotta, senza dubbio sarei gettata nella dannazione eterna e non avrei speranze.»

Gervasio comprese subito che quella ragazza era seguace della setta di credenti che ovunque allora – come in questi mesi di guerra – erano ricercati e uccisi. Ne aveva sentito dire quando ancora risiedeva in Anglia: alcuni di essi erano stati presi e sfigurati sulla fronte con un marchio rovente. Iniziò dunque a litigare con la giovane, a contraddire il suo discorso, e da chierico sensuale che era, ne aveva bene di argomenti. Ma arrivò in quella il vescovo e tutto il seguito e, senza preoccuparsi di conoscere il motivo della lite, ordinò che la giovane fosse messa in catene e condotta in città.

Il vescovo la interrogò a lungo alla presenza dei canonici, usando molti argomenti di autorità e di ragione, ma non riuscì a confutare le posizioni a cui lei si teneva ferma e a smuoverla in nulla. Se pure appena più che una rustica adolescente, pareva rovesciare ogni argomento con interpretazioni mai udite e come un’anguilla non si lasciava afferrare. Sembrava ai chierici che uno spirito a loro ostile parlasse dalla sua bocca.

Chiusa in cella durante la notte e convocata per l’indomani, al pari degli argomenti del vescovo, né minacce né blandizie, e nemmeno offerte di doni poterono fare una breccia nel muro delle sue convinzioni e convincerla ad abiurare. Per decisione comune, fu stabilito che fosse consegnata alle fiamme.

Il rogo fu acceso nella piazza cittadina. E tutti coloro che assistettero si meravigliarono molto, perché la ragazza sopportò senza grida e lamenti il supplizio delle fiamme che ruggivano e la avvolgevano, come una martire dei primi tempi della chiesa trucidata da pagani. La cenere e le ossa annerite furono gettate nel fiume.

Raccontavano ancora che il chierico Gervasio da quel giorno non si immischiò più in vicende di eretici. Non scrisse alcun altro componimento in versi.

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