La “leggenda privata” di Michele Mari


di Guido Michelone

Giunto al ventesimo libro (traduzioni escluse) fra narrativa, poesia e saggistica, Michele Mari, scrive la propria autobiografia, forse su commissione o su richiesta dell’editrice, stando a quanto afferma nel libro stesso, non senza una punta di lirica ambiguità, come accade nei migliori esempi di un genere letterario, a sua volta in grado (a seconda degli autori, insomma) di oscillare tra fiction e cronaca, menzogna e verità, affabulazione e trattatistica. Mari, da par suo, sceglie il pamphlet, tra ricordi e frammenti, flussi di coscienza e immagini surreali dettate dal gusto personalissimo della deformazione fantastica supportata, anzi, complementare a un funambolismo linguistico, che profuma intelligentemente di pastiche postmoderno. Ecco quindi che, tra le memorie vere o autentiche, Mari mette in scena i demoni che lo attanagliano e lo torturano, sin da neonato, al punto da fargli rimembrare poche ma decise sessioni di un passato risalente soprattutto all’infanzia e alla pre-adolescenza. Lo scrittore però racconta senza analizzare, evitando accuratamente lo psicologismo, inserendo al contrario una girandola di episodi minimali (benché traumatici per la mente e per la mentalità di un fanciullo) che quasi fanno da cornice alla vicenda (spesso ripetuta quale leit-motiv nel corso de libro) del primo amore, ovvero una ragazza volgare che vende gelati all’osteria del paese delle vacanze nei primi anni Sessanta. Il libro eccede in narcisismo, in compiacimenti anche verbali, in insistenze debordanti, punta sui toni infantili evocati nell’ambito di un focolare domestico di grandi artisti, con padre e madre provenienti da contesti familiari agli antipodi. L’occasione per narrare dal di dentro un pezzo di storia del design italiano viene però rimandata ad altra occasione, lasciando magari deluso il lettore che spera di saperne di più su un papà genio e su una mamma frustrata, ma forse contento Michele Mari, che di sicuro fa opera di autocoscienza per liberarsi dei fantasmi di un passato/presente mai terminato, trasformando, come accenna il titolo, un privato in leggenda, e al contempo la leggenda nel privato.

Michele Mari, Leggenda privata, Einaudi, Torino, 2017, pagine 171, euro 18,50.

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