109. Di lì a poco


Non che la vita non fosse piena di sorprese: ma l’asse portante si era rovesciato, dall’esterno all’interno. Da bravi introversi, eravamo sempre più a contatto con gli archetipi, e principalmente con l’Archetipo del Sé, il Cristo. Il nostro, con Lui, era un dialogo continuo, serrato, come se avessimo compreso che la chiave si celava in questo trait d’union, nell’aggancio di ogni cosa a Lui, che dava senso, forma, proporzioni al tutto. Cos’era il peccato, se non il distacco tra l’esperienza e Cristo? Non era precisamente questa l’intersezione con la colpa originale? Non nasceva da qui la superbia diabolica – dunque, etimologicamente, divisoria – che aveva prima innalzato l’uomo nell’euforia di un’indipendenza senza limiti, sprofondandolo, poi, nell’angoscia di un amaro isolamento?
Sentivamo Gesù presente, in ogni istante, interlocutore attento, delicato, sempre pronto a soccorrerci nelle nostre défaillances, nei momenti di rabbia o di sconforto. Tornava l’idea fondamentale che nell’amore tutto è collegato, nel senso di connesso a Lui, l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, il codice con cui decifrare anche le pagine più astruse della storia.
Da qui scaturiva un ottimismo che sembrava impossibile, grottesco, in una fase come quella, in cui il mondo danzava sull’orlo dell’abisso, inconsapevole di ciò che sarebbe accaduto, di lì a poco.

5 pensieri su “109. Di lì a poco

  1. Soltanto rimanendo attaccati alla VITE i tralci porteranno buoni e numerosi frutti;
    E sempre rimanendo uniti alla VITE potremo gustare e vedere quanto è buono il SIGNORE!
    Dalla unione con CRISTO potremo vendemmiare la MISURA abbondante,scossa,pigiata…..
    frutti e FRUTTO saranno la ricompensa promessa; che non sarà la realizzazione di un tornaconto personale ma il Premio
    ambito per tutti coloro traducono la PAROLA in Opere.

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  2. Ho troppa stima dell’Autore per non sapere che questo mio commento rientri tra quelli già previsti, catalogati, analizzati e risolti.
    Tuttavia, non voglio cedere all’apposizione di un “Mi piace” rituale, né temere il rischio della banalità e della facile semplificazione.
    Non mi astengo, dunque, dal dire che il titolo “Di lì a poco” potrebbe essere usato anche per le puntate n. 1109 e n. 11109.
    Una volta annunciato che ci troviamo su un treno in corsa e ormai senza freni e che tutto ciò accade su un binario morto; che dunque, presto, a breve, di lì a poco, si verificherà un impatto disastroso, la domanda è “come se ne esce?” o meglio “come se ne esce senza sconfitti?”.
    Lo chiedo sinceramente: cambiare davvero, profondamente, me stesso e coloro che conosco, sarebbe sufficiente a interrompere queste puntate claustrofobiche e, ai miei occhi incapaci, senza via di uscita?

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  3. Personalmente trovo utili questi richiami alla drammaticità del momento storico che viviamo, e ai rischi che esso implica, perché la coscienza è sempre tentata di anestetizzarsi, scavandosi una nicchia per mettersi al riparo dalle intemperie.
    Gli occhi e il cuore aperti sulla realtà e sui suoi rischi, a mio parere, aiutano a sviluppare una prospettiva più ampia, meno orizzontale e più aperta al trascendente.

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