C’è un tempo


C’è un tempo per tutto: lo dice Qoelet, ma ce ne accorgiamo anche da soli.
Il bello di questa verità lo assapori quando vivi una svolta, altrimenti rimane una teoria.
Appena nati, non siamo che una palla di carne: bisognosi di tutto, passivi, dipendenti. Facciamo tenerezza. Man mano che cresciamo, affrontiamo le prime, vere frustrazioni: realizziamo che la vita non è solo ricevere, ma anche attivarci, elaborare, dare. Tra il ricevere e il dare c’è un cambio di stato, una discontinuità.
Restare palla di carne (intesa come categoria teologica) è una tentazione che continua a inseguirci, a volte per sempre: pensiamo alla dipendenza dalla pornografia. Qui si pone una chiara resistenza al passaggio fondamentale della vita: dalla carne allo spirito. Dov’è l’ostacolo?
La risposta è semplice: tutto dipende da ciò che riteniamo bello, buono e vero. La carne ha un suo fascino, una sua bellezza. Il frutto dell’albero del bene e del male era “bello a vedersi e buono da mangiare”. La questione è se si tratti di vera bellezza, di qualcosa che è bene per noi e per gli altri.
Possiamo utilizzare tre strumenti, per sciogliere il nodo: la fiducia assoluta del bambino, l’umiltà e la Parola di Dio.
Con la fiducia del bambino mi fido più del discernimento del Signore che del mio. Con l’umiltà, impedisco che la superbia si metta di traverso. La Parola di Dio mi chiarisce il suo punto di vista, il fatto che la carne “non giova a nulla” ed esclude dal Regno, la scoperta che è lo spirito soltanto a dare vita.
C’è dunque un tempo della carne e un tempo dello spirito: quando questo arriva, comprendi veramente Qoelet, e con Qoelet tutto il resto.

5 pensieri su “C’è un tempo

  1. “La verità manifestata è amore. L’amore realizzato è bellezza […] La mia vita spirituale, la mia vita nello Spirito, il mio divenire simile a Dio è bellezza, quella della creatura originaria di cui è detto: E Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono”.

    Pavel A. Florenskij

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  2. ….che bello quando possa arrivare il tempo dello spirito vorrà dire che ho superato tante cose terrene che mi tengono schiava.
    Prego tanto perchè il Signore illumini il mio cammino e possa sentire il calore della Sua forza che mi prende per mano!!!

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  3. Chiese a Marco Kublai: – Tu che esplori intorno e vedi i segni, saprai dirmi verso quale futuro ci spingono i venti propizi.
    – Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta né fissare la data dell’approdo. Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai, per pensare che da lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che t’ho detto.

    Le Città Invisibili, I. Calvino

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