In cammino verso la Marca gioiosa (V)

di Roberto Plevano

Il 7 settembre 2017 esce il romanzo Marca gioiosa, per i tipi Neri Pozza. La poesia e lo spirito ospiterà per alcuni settimane testi del materiale preparatorio.
Continuazione dell’episodio sulla riva del Rodano (Rose dal latino medievale), la tremenda impressione del mare e delle navi agli occhi di un adolescente.

Impii autem quasi mare fervens,
quod quiescere non potest,
et redundant fluctus ejus in conculcationem et lutum.
Non est pax impiis, dicit Dominus Deus.

Gli empi sono come un mare agitato
che non può quietare
e le cui acque portan su melma e fango.
Non c’è pace per gli empi, dice il Signore.

 
Tre carri sostavano sulla riva del fiume presso una grande nave nera. Riconobbi il carro di Benbenisti, quello che portava la mia roba. Alcuni uomini attendevano, uomini grandi, robusti come non avevo mai visto, vestiti di rozze braghe, la pelle più nera del nero dello scafo, le braccia grosse come quelle funi di canapa intrise di pece usate per assicurare le navi nei porti. Salutarono con rispetto Benbenisti. Grandi sorrisi di denti bianchi. Grandi occhi spalancati. Sahib… sahib…. Lui si inchinò a tutti loro, rispose con tono grave in una lingua straniera. Poi li chiamò intorno e presero a confabulare come cospiratori. Non comprendevo nulla di quello che dicevano e rimasi in disparte, preso da dubbi e inquietudini. E se costoro fossero mercatanti di schiavi? E se Benbenisti trattasse la mia vendita? E se la suggestione di andare per mare si avverasse nella forma di un viaggio in catene verso i mercati d’oriente? Quei marinai mi avevano osservato con una tale curiosità… No, no, niente di tutto questo. Uno dei marinai salì a bordo e discese con un piccolo sacco. Benbenisti lo prese e tirò fuori una forma squadrata, una specie di mattone colore dell’ocra avvolto in un tessuto leggero, lino forse. Un odore pungente, come di legno resinoso, si sparse tutt’intorno. Benbenisti aprì con cura l’involto, fiutò la sostanza e approvando la ripose nel sacco. Poi ne trasse un sacchetto di tessuto lavorato. Lo soppesò con cura. Mi chiamò. Vieni, vieni a vedere, non hai mai visto cose così. E davvero non avevo mai visto nulla di simile. Dentro il sacchetto c’era come una luminosità iridescente, lattiginosa, il lume imprigionato della luna piena. Perle, disse Benbenisti, le più pure e perfette. Magie d’oriente. Un principe faticherebbe a trovare i denari per acquistarne una. Per averne tre un vescovo baratterebbe possessioni e dignità. Tu però non fare parola con nessuno.

Il sacco fu presto nascosto sotto il cassone del carro. Benbenisti salutò i marinai. Allahu akbar, risposero quelli. Avrei voluto fare tante domande. I marinai neri, che non parevano gente malfida e ladra, soltanto straniera. E la loro terra. E il loro mare. Le ricchezze smisurate che avevano portato. E Benbenisti… era lui ricco come un re? Come il papa? Ma già correvamo a raggiungere il resto della carovana, a passare il Rose, e tenni chiusa la bocca. Fu lui a dire qualcosa, appena qualcosa: i mercatanti, lo avevo capito, parlano volentieri soltanto di alcune cose dei loro traffici, altre tacciono.

«Le ricchezze non arrivano dal mare, sai, vengono dall’ingegno, dalla fatica messa a frutto, e dalla buona sorte. Né puoi pensare di tenerle al sicuro: ovunque un occhio avido le osserva, una sciagura si avvicina. Ricordi la storia di Giobbe, non è vero? Ecco, come Giobbe, anch’io ho qualche buon amico, ma Dio non ha permesso che si alzasse mano contro di me. Un giorno ho salvato la vita a colui che oggi è il capitano di quella nave nera. Per questo, che è un piccolo merito, lui mi ha giurato gratitudine e fedeltà per la vita. E lui è un uomo di parola. Ecco la mia buona sorte: aver incontrato un uomo di parola. Altrimenti le perle non sarebbero mai arrivate nelle mie mani, stanne sicuro, o sarebbero portate via. Le ricchezze, le cose che luccicano, e ciò che con esse si ottiene, fanno di tanti, troppi uomini onesti dei malfattori. Quando mai di malfattori uomini onesti? Pensaci. E le mille e mille discordie? Magari anche tu vedrai, capirai, se due fratelli diventano ostili, se due amici smettono di parlare tra loro, se cose brutte succedono, se tu stesso considererai più le cose, e meno le persone… Oh, ma chi sono io per dirti questo? Mica sono un maestro. Hai tempo di vivere, avrai occasioni di vivere bene. Mettile a buon profitto.»

Io pensavo che ci attendeva un lungo cammino, il conto dei giorni della stagione inoltrata fino alle terre di Lonbardia, prima dei freddi.

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