La preghiera-salmone


Bisogna ammetterlo: nel confessionale, a volte, la gente arriva triste. I Padri orientali aggiungevano ai sette peccati capitali un ottavo pensiero cattivo: sì, proprio quello, la tristezza. Però distinguevano fra una tristezza buona e una cattiva. Quest’ultima è prodotta dal peccato, la prima nasce con il pentimento, le lacrime sante che sgorgano da un cuore contrito.
Gira che ti rigira, quindi, diverse persone si confessano gravate da una pesantezza profonda, un pessimismo storico, se non proprio cosmico, legato al fatto che uno cade e ricade, e a forza di cadere, si ritrova a terra in tutti i sensi.
In questi casi, io dico che le cose si capiscono meglio dalla fine.
Andremo in paradiso, no? Facce un po’ incerte: speriamo, padre. Bene, andremo in paradiso; lì scopriremo finalmente la bellezza e la bontà di Dio, di gran lunga maggiori di quanto avremmo immaginato con la nostra mediocre fantasia. Cosa faremo, allora? Altro sguardo perplesso. Soltanto una cosa, che fluirà spontanea, naturale: loderemo.
Gesù ha dichiarato che chi crede in Lui, ha la vita eterna. Si, ha detto proprio “ha”, e non “avrà”. Quindi un assaggio, un antipasto, almeno uno snack di paradiso ce l’abbiamo qui. Basta lodare. Sguardi ancora più perplessi, come a dire: mah, non mi viene, sarebbe una mezza forzatura…
La lode è una preghiera-salmone, dico io, risale la corrente. All’inizio sembra strana, inutile, ridicola, poi ti accorgi che continua da sola, senza sforzo. Perché? Perché è la nostra identità. Se la lasciamo fare, siamo già in paradiso, anche in mezzo all’inferno che per tanti è l’esistenza. La tristezza, allora, non è più che un ricordo sbiadito, un peccato rimesso, dall’eternità.

5 pensieri su “La preghiera-salmone

  1. […e quanno ci’aricconti ‘n po’ er vangelo
    Ce metti drento ar core la Speranza
    che ‘nzieme a la preghiera e la costanza
    ce da’ ‘n’acconto de risurezione;
    e questo po’ capillo veramente
    sortanto chi da te viene a ‘LECTIO…NE”]
    (da ‘A noi c’è capitato’ di M.A.)

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  2. “….Lodate il Signore nel Suo santuario, lodatelo nel firmamento della Sua potenza. Lodatelo per i Suoi prodigi, lodatelo per la Sua immensa grandezza.
    Lodatelo con squilli di tromba, lodatelo con arpa e cetra; lodatelo con timpani e danze, lodatelo sulle corde e sui flauti, lodatelo con cembali sonori, lodatelo con cembali squillanti; ogni vivente dia lode al Signore.   Alleluia!….”    (Salmo 150)

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  3. sì, Fabrì, la preghiera rende visibile quello che è invisibile agli occhi.. chi ha la fortuna di incontrarLo non conosce tristezza. Solo il rammarico di perderLo di vista è consentito. Faust

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