Slanci


Davanti a me ho un quadretto con Gesù Bambino e san Giuseppe, che lo sorregge con la mano destra. È una posa plastica, perché Gesù è seduto sul braccio piegato, e la mano del padre putativo lo afferra saldamente per la pancia. Nell’altra mano ha un giglio, simbolo della purezza. L’uomo ha un’aria seria, raccolta, come fosse pienamente consapevole del valore del fardello. Fin qui niente di strano.
L’aspetto curioso si concentra su Gesù: ha un pigiamino bianco punteggiato di stelline scure, come i maghi di un tempo, e una faccia da scugnizzo che sembra voler scappare dalle braccia del padre, per lanciarsi incontro a chi lo guarda. La particolarità sta qui: è un Gesù che non può fare a meno di un collo a cui gettarsi, come quando i bambini piangono per essere presi in braccio da qualcuno che arriva all’improvviso.
Questa foto m’interroga ogni volta: come fa, Giuseppe, a sopportare un figlio che gli sfugge sempre? Gli basterà il giglio che gli resta in mano? La purezza, forse, consiste nella rinuncia a possedere, nel gesto di lasciar andare, nel soffrire un abbandono compensato dal bene dell’altro, di cui il santo è unicamente preoccupato?
Ma c’è un’altra domanda che si affaccia: a che servirebbero lo slancio di Gesù, il sacrificio di Giuseppe, la dinamica vivace dell’immagine, se di fronte non ci fosse qualcuno pronto ad accogliere l’offerta?
La conclusione è questa: guai a pensare la fede, in primo luogo, come un insieme di riti o di concetti; essa è innanzitutto lo slancio di un bambino che ti si getta in braccio, per trasformarti in persona viva e palpitante, da statua che eri. E questa è la sua sorprendente, intramontabile magia.

5 pensieri su “Slanci

  1. Raccogliere l’Abbraccio è quanto a cui si aspira; del resto il desiderio è ciò che distingue il cuore dalla statua, se non, per Amore, la statua diventi cuore.

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  2. „In uno slancio d’amore, | sostenuto dalla speranza, | sono salito in alto, | in alto, | là dove è il sospirato bene. ”
    Giovanni della croce

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  3. Anche per me la fede è ” slancio ” costante del cuore verso l’assoluto in abbandono alla sua volontà.Certo i riti servono alla memoria nostra e a quella degli uomini che verranno dopo di noi, ma, al di sopra di tutto conta la convinzione forte che ci accompagna ogni attimo nel grembo del DIVINO.

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  4. “La purezza, forse, consiste nella rinuncia a possedere, nel gesto di lasciar andare, nel soffrire un abbandono compensato dal bene dell’altro, di cui il santo è unicamente preoccupato?”
    Bellissima questa interpretazione della purezza!

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