Saluto da Riccione

di Stefanie Golisch

Quando uno scapolo, senza lavoro, senza soldi,
senza un animale domestico da accarezzare di
tanto in tanto, parte per una vacanza di appena
tre giorni, gli altri sono già tornati a casa da
tempo. Oramai sono scattate le tariffe di bassa
stagione, eppure, la pensione completa rimane
un sogno. A colazione, inclusa nel prezzo del
pernottamento, fa il criceto, il pranzo lo salta,
la cena è una mela consumata in camera davanti
al telegionale delle otto e mezzo. Se dovesse
mandare una cartolina a una persona cara,
scriverebbe: il tempo è variabile, ora piove,
ora c’è sole, si mangia bene e le spiagge, meno
male, sono vuote. Ma le cartoline da tempo sono
state rimpiazzate dai selfie e allora imaginiamo
il suo: un uomo di mezza età, pelato, con la
barbetta che a colazione ha mangiato sette
brioches, in costume da bagno sbiadito davanti
al mare di primo autunno. Non è veramente il
suo viso la cosa più triste e nemmeno le gambe
bianche con i lunghi peli neri sui polpacci, ma
sono i suoi piedi dentro un paio di vecchie
ciabatte, rotte ai lati. Il mare, colmo di ricordi
d’estate, alle spalle

Un pensiero su “Saluto da Riccione

  1. Straordinaria vivezza di ritratto. E’ la descrizione acuta di una condizione sociale e nelle stesso tempo di un malessere interiore che ci riguarda. Ti prende alla gola…

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