Zadoorian viaggia contromano con Virzì

Quest’anno a Venezia vengono presentati film importanti, come sempre, film che meritano attenzione; e film che escono fuori dalle pagine di libri stupendi; in particolare, personalmente faccio il tifo per due: uno, diretto da Ritesh Batra, e interpretato da Robert Redford e Jane Fonda, è tratto da Le nostre anime di notte di Kent Haruf, pubblicato in Italia da NN editore e tradotto da Fabio Cremonesi; l’altro è The Leisure Seeker, nato dalla lettura di Paolo Virzì del libro di Michael Zadoorian, tradotto da Claudia Tarolo e pubblicato nel 2009 da Marcos y Marcos, e portato al cinema da Helen Mirren e Donald Sutherland.
Haruf è sul mio comodino, e presto lo leggerò; a In viaggio contromano sono particolarmente affezionata dal primo momento in cui la fortuna lo ha fatto capitare tra le mie mani. Spero (e sono sicura) che Virzì abbia fatto un buon lavoro, e intanto propongo una mia lettura “a caldo” di qualche anno fa. E preparo i fazzoletti!

Non sta a noi giudicare.

Non sta a noi giudicare se sia o meno opportuno che una coppia di anziani malandati parta a bordo di un vecchio camper – il Leisure Seeker – e percorra la ormai poco battuta “Historic Route 66”, highway rimpiazzata negli anni Ottanta e che una volta collegava l’Est con l’Ovest, Chicago con Santa Monica, per arrivare da Detroit a Disneyland. Non sta a noi giudicare se sia il caso di scegliere una vita “contromano”, contro le regole, contro il sentire comune e la convenzione sociale che ci porta a “pensarci” troppo spesso con la testa degli Altri.

A noi sta solo leggere, ascoltare la voce narrante di Ella e appassionarci alla storia.

Fra vecchi negozi di souvenir che suggeriscono gli antichi fasti della Route 66 e strani personaggi, i due anziani coniugi si sentono, per la prima volta dopo tanto tempo – e tante visite mediche – liberi di decidere la strada da percorrere.

John è malato di demenza senile, Ella ha mille malattie fra cui un cancro con cui ha imparato a convivere. John a volte non ricorda nemmeno il nome della moglie, parla al telefono con i figli – preoccupati per l’“imprudenza” dei genitori, convinti che non fosse il caso – come se avessero ancora dieci anni, si entusiasma per piccole cose; la sua malattia fa di lui una figura tenera e indifesa, che solo Ella può stimolare con il suo bisogno di cure e protezione e con la sua forza.

Una storia molto dolce, in cui la voce di Michael Zadoorian scompare e viene prestata completamente a questa donna fantastica, che non si perde mai d’animo.

Ella è simpatica, sarcastica e decisa. Un personaggio estremamente forte; si sentono il peso e la responsabilità che porta sulle spalle, la fragilità fisica in contrasto con la possanza morale. Il suo carattere estremamente combattivo e positivo regala leggerezza anche ai momenti più drammatici. A un muscoloso barelliere che vuole portarla via dopo un malore lei, ancora a terra, intima minacciosa di non portarla via e le viene spontaneo prenderlo in giro: Ci mancava solo di dover discutere con un culturista adesso. La sua testa è montata direttamente sulle spalle. Cerco il collo, ma non ce n’è traccia nella sua tuta da soccorritore.

Zadoorian conferma anche in questo suo secondo romanzo le sue qualità di narratore che tesse le trame piano, con dolcezza e massima attenzione ai suoi personaggi, che cura e fa crescere con rispetto e coerenza.

In “The Leisure Seeker” ritroviamo anche un’altra caratteristica di Zadoorian, che ha dato vita al suo primo romanzo (“Second Hand – Una storia d’amore”, Marcos y Marcos 2008, tradotto da Michele Foschini): la passione per il junk, l’usato, le “cianfrusaglie” (sul suo spazio Facebook, foto della sua collezione) anche in quel senso di ciò che ricorda il passato e racconta delle storie.

Questa passione si legge prima di tutto nel camper stesso, un vecchio Leisure Seeker, che ha ospitato Ella e John, i figli, gli amici in innumerevoli vacanze.

La Route 66, con tutti i suoi negozi di souvenir, targhe, modellini di pompe di benzina e cimeli celebrativi di una “autostrada che fu”.

E infine, al centro dei momenti fra i più intensi del romanzo, le diapositive con le foto di una vita, che Ella e John seduti sotto le stelle ripercorrono, proiettata su un lenzuolo bianco steso all’aria aperta o sul fianco del camper, quando cala la sera e stende sui due avventurieri un velo di malinconia: È come guardare la televisione, salvo che va in onda la nostra vita. O un manto di consapevolezza, che fa cercare nel passato un significato per la vita presente e forse futura; sul paradiso dice: …forse è un luogo dove siamo già stati, il luogo dove eravamo prima di nascere, e la morte è soltanto un ritorno… Probabilmente è quello che sto tentando di fare in questo viaggio: cercare un luogo della memoria, annidato in un anfratto profondo del mio essere.

Sul finale ci sarebbe da scrivere e discutere per anni, ma non voglio rovinarvi il viaggio!

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