La soluzione del problema


C’è stato un periodo, dopo L’11 settembre del 2001, in cui s’era diffusa una specie di panico relativo a possibili aggressioni, attentati, azioni di violenza ad opera di terroristi legati all’islamismo. Io stesso mi sorpresi a guardare alle mie spalle, mentre prendevo le ostie consacrate dal tabernacolo provvisto di una superficie riflettente. Nelle messe in cui partecipavano i poveri da noi assistiti, se uno di loro si portava le mani alla cinta o compiva gesti simili, temevo si lasciasse esplodere all’interno della chiesa. La medesima cosa si verificava sui mezzi pubblici e in tutti i contesti in cui si formavano assembramenti di persone.
Da allora, sono cambiate molte cose. Entrato nel cuore incandescente della profezia, certo di assistere a rivolgimenti epocali che metteranno in ginocchio il mondo intero, pronto ad aggrapparmi alle ali della Provvidenza in una sorta di film al cardiopalmo, non mi sono mai sentito tanto sicuro e tanto in pace.
La fede è un paradosso perché lo è la vita stessa: la amiamo ma dobbiamo morire, siamo fatti per lo spirito ma ci ritroviamo attratti dalla carne, siamo pensati per solidarizzare e ci scanniamo.
Comprendere la nostra condizione significa guardare in faccia queste e altre antinomie, che rimangono lì, anche negandole.
Se il mondo non consistesse in una serie di contraddizioni, potremmo pensare di cavarcela da soli, salvati da una logica di nostra invenzione. Il rompicapo, invece, ci costringe a ricercare altrove la soluzione del problema, se davvero per noi è così importante.

2 pensieri su “La soluzione del problema

  1. È vero…sono proprio le contraddizioni insanabili e le difficoltà insormontabili che spesso ci spingono a guardare un po’ più in la’. L’esperienza della nostra limitatezza è una bella spinta verso un atteggiamento più umile.

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  2. «Chi non spera quello che non sembra sperabile non potrà scoprirne la realtà, poiché lo avrà fatto diventare, con il suo non sperarlo, qualcosa che non può essere trovato e a cui non porta nessuna strada». Eraclito

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