Grazie


La realtà si può leggere in modi diversi. Una persona mi sorride: cosa c’è dietro quel gesto? Posso pensare che mi prenda in giro, che non veda l’ora di togliermi di mezzo, che in quell’espressione stia già pregustando il momento in cui sarò sparito dalla circolazione. Scrivendo questo, penso a un personaggio preciso, che ritengo ce l’abbia con me, per motivi di antagonismo, concorrenza, ecc.
Posso interpretare, però, anche all’opposto: forse la battuta che ho fatto lo ha divertito veramente; forse, per un momento, ha dimenticato il suo livore e, magari, quell’istante avrà la forza di cancellare il resto, di neutralizzare paure e gelosie. Lo saprò, probabilmente, al prossimo incontro.
È bene essere aperti ai cambiamenti. Può capitare che pensiamo a qualcuno convinti che sia legato all’esperienza negativa, che ogni sera faccia la macumba per distruggerci la vita, che sia ossessionato da parole e gesti che ci siamo scambiati in un’ora di rabbia o nervosismo; e magari lui, o lei, sta pregando per noi, perché ogni residuo tossico sia cancellato dall’azione dello Spirito.
La soluzione migliore è ringraziare per tutto: per la rabbia, l’amore, l’acredine, il perdono. Se ringrazi non sbagli, per un semplice motivo: sei tu a cambiare. E solo se cominci da te, lo rendi possibile anche all’altro.

5 pensieri su “Grazie

  1. Ma grazie a te! Hai sintetizzato, come al solito cogliendo in pieno nel segno, tutto quello che mi accade. Lotto con la preghiera, pregando specialmente per “una persona” che ha tanto bisogno di aprire gli occhi e di “capirsi”. Prego per chi palesemente mi ama e soprattutto per chi altrettanto palesemente mi denigra e mi detesta, non avendo capito nulla del mio gesto d’amore. Come al solito, come sempre, grazie a te Don Fabrizio.

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  2. Bello questo“Grazie” , tendere la mano, gettare le basi di un ponte per raggiungere l’altro, seguendo le parole e l’Amore che dall’Altro ci raggiunge. Attraverso la propria vita.

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  3. Io credo che ricevere un sorriso, chiunque ne sia l’autore, e soppesarne l’autenticità diffidando della provenienza, possa costituire automaticamente qualcosa che, su queste pagine, si tende a definire “peccato”.
    Coloro che vivono credendosi al centro dell’attenzione di nemici sempre pronti a gesti malevoli, vittime di vendette, di infide trame e di invidie, rischiano di porre in risalto soprattutto il loro egocentrismo e, in questo contesto, il loro “grazie” sembra avere il sapore della celebrazione per la propria capacità di sopportazione.
    Come dice Fabrizio, ciò che conta invece è l’intimo desiderio di cambiare; quel cambiamento che ci consenta di non soffermare più la mente su tutte quelle situazioni in cui noi, in un modo o nell’altro, risultiamo sempre gli assoluti protagonisti.
    Se si crede, per ricevere la forza di compiere questo vero cambiamento vale la pena implorare e, per averla ricevuta, ringraziare.

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