Fiction 2 (prima parte)


Fiction 2, di Giulio Mozzi, è un libro che parla d’altro. È un testo che necessita di testi per spiegarsi, dunque è un testo al quadrato. Ma questi testi necessari sono a loro volta discutibili, per cui richiedono testi ulteriori delegati al lettore, che diventa in qualche modo autore. Il gioco procede all’infinito, fino a coinvolgere il libro dei libri, la Bibbia, anch’essa bisognosa di continuazione, come se l’ispirazione non s’interrompesse con l’ultima pagina, ma fosse destinata a traboccare dal sacro volume e perpetuarsi in storie successive, in cui lo Spirito continua a soffiare verità su verità, tanto Lui soffia dove vuole.
Fiction 2, quindi, è un libro fatto per moltiplicarsi, per partorire libri (di altri autori delegati e necessari): non a caso è segnato dal numero due, che non esclude il seguito di un tre, di un quattro e via crescendo, dando implicitamente l’impressione che la scrittura sia qualcosa impossibile da circoscrivere e che una qualunque conclusione non sia appunto che “finzione”.
Questo spiega perché la scrittura di Giulio Mozzi sia destinata ad esaurirsi. Delle due l’una: o riconosce la verità (che cioè la scrittura è senza fine), o accetta la finzione, che cioè un testo sia soggetto a conclusione, e perciò stesso a tacere per sempre.
La parabola di Giulio certifica che uno scrittore, per scrivere ancora, deve scendere a un certo compromesso: fingere che si possa mettere, a un qualsiasi testo, la parola fine, anche al libro dei libri.
Ma se non accetta compromessi, come pare che Mozzi voglia fare (ossia non fare) si riduce al silenzio (o a scrivere degli altri e per gli altri, cosa che lui fa benissimo).
Se vogliamo che Mozzi scriva ancora, non ci resta che sperare che si decida a fingere sul serio: cosa non riprovevole per un letterato, benché cattolico. Ecco la genesi possibile di Fiction 3, la vendetta, ossia il testo che accetta di essere testo e non una scrittura senza fine, come la Vita. Ne Il quinto evangelio, Mario Pomilio fa intuire che il libro dei libri è un testo concluso solo in quanto continua e s’incarna nella nostra storia.

[Continua. Confronta qui, qui e qui, per altre interpretazioni]

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