La colomba


Bisogna lasciare, nella vita: il grembo materno, l’asilo – io dopo quattro anni, in pratica una laurea – la scuola elementare, le medie, il liceo, la facoltà universitaria. Per me, inoltre, il seminario, la parrocchia, le amicizie, le frequentazioni, i libri letti, il ristorante dopo il caffè e l’amaro, il bagno dopo la doccia o altre operazioni.
È un addestramento quotidiano a non fare di nessuna cosa o persona o situazione un idolo con cui identificarsi.
Il Signore, spesso, incrementa il processo a modo suo: con una prova, un fallimento, una perdita improvvisa. S’impegna a togliere, a privare di ciò che sembra necessario, indispensabile.
Lascia di qua, lascia di là, pare d’essere, a volte, appesi a un filo, sull’orlo di un abisso. Non si sa più che fare, a che santo votarsi, se rivolgersi all’ufficio reclami o allo sportello degli oggetti smarriti.
In realtà, la vita “deve” arrivare a questo punto, altrimenti siamo sempre soggetti a illusioni, ad appigli inaffidabili, come quando, sulla cima di un monte, ci si appoggia a una roccia staccata dal resto, che rotola di sotto insieme a noi.
“Deve” arrivare un giorno in cui non hai più nulla di quello che volevi. È il momento in cui la “filautia” cessa di vivere, non respira più. In quel preciso istante, in te comincia a respirare la Ruach, il Pneuma, lo Spirito di Dio, la roccia affidabile, la colomba alle cui ali ci si aggrappa con fede, per salvarsi.

6 pensieri su “La colomba

  1. Non sarebbe molto meglio andargli incontro prima?…credo che a quel punto avremmo aspettato troppo prima di decidersi!
    Sarebbe come aspettare,per partire,
    l’ultimo treno utile, tenendosi aggrappati,
    e con i piedi sul predellino dell’ultimo vagone!…
    (certo,l’importante è decidersi a partire!!!)

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  2. Condivido ogni parola, ogni pensiero concatenato a quello successivo. Per un istante ho immaginato d’essere stata lì vicino a te mentre scrivevi … e che ad ogni tuo pensiero corrispondeva il mio “condivido”, fino a sentirmi co-autrice del testo. Grazie.

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  3. Dal diario di Gabrielle Bossis, mistica del XX secolo (parole che Gabrielle attribuisce a Gesù):

    ” Mi condanneresti a una certa morte se, nel tuo spirito, la confusione dei pensieri della terra oscurasse il pensiero di Me”.

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  4. Se Gesù avesse lasciato “di qua e di là” non ci sarebbe rimasto nulla.
    Dalle delusioni del mondo non ci salva nessuno e vanno vissute perché siamo qui.
    Farsi prossimi il più possibile e’ l’arma vincente dell’amore dal quale magari potessimo, pur soffrendo, dipendere.

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  5. Cambiamenti, perdite, distacchi, trasformazioni, evoluzioni, passaggi…
    Alcuni di questi eventi, pur causando timore o incertezza, sono frutto di nostre scelte e, in quanto tali, non ci colgono di sorpresa, dovremmo essere preparati ad affrontarli.
    Altri, invece, ci piombano addosso senza alcun preavviso, a volte in modo talmente spiazzante e tragico da non riuscire a comprenderne alcun senso razionale.
    Sta alla nostra capacità fare in modo che tutti questi eventi, anche quelli che mettono a dura prova ogni nostra energia e capacità di reazione, determinino comunque, nel breve o nel lungo periodo, una crescita.
    Ad essere chiamato in causa è sempre quello che chiamiamo “equilibrio”; è il nostro essere equilibrati che ci consente di riconoscere il giusto valore a ciò che ci circonda; di tenere a bada ciò che ci frena, ci avvilisce nelle nostre capacità e ci deprime nello spirito; di limitare lo spazio che concediamo a ciò che tende a gratificarci e a rilassarci, quel qualcosa di vacuo e superfluo di cui però… non si può fare a meno; soprattutto, di essere determinati a perseguire con forza e con passione ciò che riteniamo fondamentale per il percorso che ci siamo prefissati.
    Nel nostro essere equilibrati, scopriamo che nulla o quasi è da buttare via. Anzi, può anche accadere che ciò che ritenevamo sacrificabile o di scarsa importanza, si riveli inaspettatamente ricco ed esaltante.

    Mi riallaccio ora a quanto avevo pensato di scrivere per il post “Damasco”, dell’altro ieri, ma che trova qui la migliore collocazione.

    Esistono persone che rimangono attaccate per amicizia e per affetto. Per quanto si possa intraprendere strade divergenti, si tratta di sentimenti che una volta subentrati, se sinceri e gratuiti, è difficile scalfire. A chi li prova, può non importare perfino scoprire che l’altro, un bel giorno, potrebbe aver incluso quel rapporto nell’elenco di un generalizzato “lasciare andare”.
    Chi vuole bene in quel modo, può non condividere, ma comprende ogni trasformazione. E’ semplicemente felice se l’altro è felice (anche se non si accontenta di una felicità stabilita a tavolino e dichiarata; vorrebbe constatarla sul volto e nei gesti, perché la vera felicità si emana e si espande a chiunque vi si avvicini).
    Chi prova quei sentimenti è presente, ma sa anche restare in disparte quando serve, in attesa di un ritrovato equilibrio, di una colomba che riunisca, del prossimo, inevitabile e radicale cambiamento che la vita ci riserverà.

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