Formule


Sarebbe bello inventare formule per raggiungere obiettivi socialmente utili: trasformare le persone moleste in interlocutori sensibili e discreti; sfruttare l’energia di fissazioni insopportabili per l’alimentazione di batterie domestiche; concentrare l’adrenalina della paura in pillole per ammansire i cani rabbiosi. Si potrebbero trasformare le grida dei bambini a messa in canti gregoriani, o fare una raccolta differenziata di manovre dei furbi sul Grande Raccordo Anulare e incenerirle davanti alla sede della Motorizzazione Civile.
Ognuno dei progetti richiederebbe competenze specifiche e certificate. Bisognerebbe stabilire, per esempio, quand’è che una persona può dirsi indubbiamente molesta, quando le grida dei bambini sono incontrovertibilmente esagerate, e il momento in cui le fissazioni diventano oggettivamente equiparabili a istigazioni al suicidio (per chi le subisce). Bisognerebbe ideare e istituire laboratori, industrie, ministeri; poi anche associazioni sindacali per difendere i diritti dei fissati, dei bambini isterici, dei furbi compulsivi. Ci vorrebbe un organo mondiale preposto al discernimento delle differenze etniche, religiose, sociologiche, per stabilire confini precisi – e adatti a ogni paese – tra sincerità e molestia, enfasi e aggressività, profondità di analisi e mania.
In alternativa, considerato l’impegno economico e sociale richiesto da un simile progetto, si potrebbe utilizzare a largo raggio la ricetta della prima lettera ai Corinzi, capitolo 13:
“La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.
Il risparmio a ogni livello sarebbe evidente, e i risultati più certi e duraturi. La proponiamo?

6 pensieri su “Formule

  1. «Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce».
    P. Dirac

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  2. La terapia a questa societá malata è sempre la Sacra Scrittura… lo hai dimostrato molto bene.
    Il Signore ha appuntito la tua freccia e riposto nella sua faretra… oggi ha deciso da buon arciere, di utilizzarti e far centro!
    E tu sei sfrecciato sulla Parola di san Paolo ai Cor. Bene ! Bravo l’arciere e brava la freccia obbediente!
    Bisogna tuttavia allargare gli orizzonti ed elevare il numero di coloro che possono ‘leggerti’ perchè la Parola arrivi a più persone…metta in crisi le coscienze e converta I cuori.
    Ho letto tanto, nella mia vita… ma nulla regge il confronto della Parola, dopodomani ce lo dirà ancora san Girolamo… dobbiamo far il modo che essa penetri e dimori stabilmente nelle nostre menti e nei nostri cuori.
    La terapia scritturistica … lavoriamo insieme – tu medico specialista, io infermiera dell’anima – in questa clinica mondiale….

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  3. Si, grazie per questa pagina; a volte anche le nostre istanze più ragionevoli ed etiche, o persino dei diritti oggettivi finiscono col perdersi nella rabbia se non passano dalla ricetta di quella lettera.
    Ci vorrebbe una molecola formulata con un atomo di attenzione, e uno di perdono.

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  4. La Carità mi piace vederla come una grande cesta, come quelle del pane, dove ciascuno attinge con le proprie mani, più o meno sporche, per sfamare i propri sensi di insopportazione, insofferenza, egoismo etc. Un punto di riferimento, accogliente, una cesta sempre piena fino all’orlo, perché in fondo, chi Vi attinge, ne trova tale beneficio che prima o poi sarà felice di rimettervi tutto ciò che ha preso .Lavorare il pane è un cammino lungo e pieno di insidie, allo stesso tempo terapeutico, la vita è l’opportunità per mettere qualcosa in quella cesta, la formula giusta per incrementarne il contenuto.

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  5. ” Perciò, fratelli, praticate la carità, dolce e salutare vincolo delle anime, senza la quale il ricco è povero e con la quale il povero è ricco. Nelle avversità essa sopporta, nelle prosperità si modera, in mezzo alle dure sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare; nelle tentazioni è sicurissima, nell’ospitalità larghissima, tra i veri fratelli lietissima, tra i falsi pazientissima. Quanto è grande la carità! È l’anima dei libri sacri, la virtù della profezia, la salvezza dei misteri, la forza della scienza, il frutto della fede, la ricchezza dei poveri, la vita di chi muore.”
    S. Agostino

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