La poesia di Lingomania. Brevi riflessioni sul nuovo album Lingosphere


di Guido Michelone

 

Fa piacere constare che riemerga di nuovo un bel gruppo musicale italiano a distanza di oltre un quarto di secolo. E che tale rinascita avvenga con un album, Lingosphere, di tutto rispetto nel panorama jazzistico internazionale. Dopo il quintetto Perigeo, attivo negli anni Settanta, Lingomania va infatti ritenuta la miglior fusion band nel cosiddetto sincopato tricolore; in vita fra la seconda metà degli Eighties, con tre dischi eccellenti – Riverberi (1986), Grr…expanders (1987), Camminando (1989) – la formazione all’inizio comprende Maurizio Giammarco, Umberto Fiorentino, Furio Di Castri, Roberto Gatto e Flavio Boltro; successivamente escono Boltro e Di Castri sostituiti da Danilo Rea ed Enzo Pietropaoli; infine ne esce Gatto rimpiazzato da Alberto D’Anna. Oggi invece il quintetto torna quasi alle origini con gli onnipresenti Giammarco (sax tenore), Fiorentino (chitarre), il ritorno di Di Castri (contrabbasso), Gatto (batteria) e la new entry Giovani Falzone (tromba). Con spirito giovanile Lingomania, dunque, si riunisce ancora e si ritrova felicemente per dar vita a un grande album dal un suono originale decisamente jazz oriented, con spunti avanguardistici, aperture solistiche, raffinati virtuosismi, senza dimenticare i recenti trascorsi, attraverso un linguaggio polisemico convincente sia nelle scritture sia nelle improvvisazioni sugli otto brani in scaletta. “Un nome, una garanzia – scrive giustamente il noto critico Gerlando Gatto –  una di quelle poche formazioni che ha segnato una svolta nella storia del jazz italiano: quanto di meglio il jazz italiano possa oggi vantare, anche perché hanno attraversato esperienze le più svariate, collaborando con musicisti internazionali di altissimo livello. Di qui l’affinarsi di una sensibilità particolare e la ricerca di un linguaggio originale: doti, queste, che nell’album si fondono a meraviglia ribadendo quella che era la caratteristica peculiare di Lingomania, vale a dire – come esplicitamente dichiarato nelle note di accompagno – la volontà di declinare in modo personale una lingua che è il prodotto di molteplici e illuminati contributi planetari”. Risultano singolari, infine, in Lingosphere, le note di copertina a firma del gruppo, che spiega e motiva i curiosi titoli di ciascun pezzo, dove lavoro collettivo e dato autobiografico s’intrecciano meravigliosamente.

 

Lingomania, Lingosphere (Abeat Records, 2017)

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