La poesia nel piano jazz di Billy Childs


Riflessioni attorno al nuovo album Rebirth

 

di Guido Michelone

 

Sin dalle prime registrazioni durante gli anni Ottanta, Billy Childs si afferma come uno dei jazzmen più interessanti nella realtà americana, a livello di pianista, bandleader, compositore. Come non bastasse si rivela pure un raffinato autore di musica sinfonica, benché la firma di Childs resti impressa negli straordinari jazz tunes (utilizzati anche da molti colleghi) che rimangono vividi, nella mente e nella memoria dell’ascoltatore, per complessità strutturale, immediatezza squillante e lirismo cristallino. Ovviamente in questo nuovo album, il primo per l’etichetta Mack Avenue, Billy torna in un certo qual modo alle origini della propria carriera ponendosi con il piano acustico alla testa di una jazz band formata da Steve Wilson (alto e soprano), Hans Glawischinig (contrabbasso), Eric Harland (batteria). In effetti Rebirth sembra quasi un libro autobiografico, fin da quando il futuro jazzista, nato a Los Angeles, cresce musicalmente assorbendo e riplasmando i gusti dei genitori, da Johan Sebastian Bach a Stan Getz, da Antonio Carlos Jobim agli Swingle Singers. Ma il ragazzo viene anche profondamente colpito dal prog di Emerson, Lake & Palmer, dai barocchismi del Modern Jazz Quartet, dalla canzone d’autore di Laura Nyro (tutti artisti di cui vi sono tracce lontane anche in questo Rebirth). E nell’album non manca nemmeno il richiamo al bebop, essendosi Childs formato sul palco con due mostri sacri come il trombonista JJ Johnson e il trombettista Freddie Hubbard. Al di là delle partiture e delle orchestrazioni che lo conducono presto al di fuori dei confini del jazz, in questo Rebirth si riascolta l’abilità nell’improvvisazione, sviluppata al fianco delle leggende afroamericane; in ognuno degli otto brani in scaletta, nell’ordine Backwards Bop, la title track(con tre ospiti aggiunti: Claudia Acuna, Ido Meshulam, Rogerio Boccato), Stay (con la voce di Alicia Olatuja), Dance of Shiva, Tightrope The Starry Night, The Windmills of Your Mind, Peace (queste ultime due celebri standard rispettivamente da Michel Legrand e Horace Silver) la verve è ancora intatta e vitale, proponendo un jazz senza etichette, ma autentico, in grado di rileggere tanti stili (bebop, fusion, world, latin) con estrema originalità.

Childs Billy, Rebirth, Mackavenue (distr. Egea) 2017

 

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