Un libro in cartella: Gli eroi imperfetti di Stefano Sgambati

Libri in cartella: letture raccontate in 2000 battute.

Non vi aspettate “l’uomo medio che lotta per la sopravvivenza in una giungla metropolitana”: gli “eroi imperfetti” di Stefano Sgambati (Minimum fax, 2014) sono persone normali che non hanno in apparenza nulla di eccezionale. Ma scavando scavando rivelano nevrosi, inquietudini, meschinità ed esistenze al limite; lottano a modo loro contro ingiustizie, piccoli soprusi, convenzioni sociali, perdite e mancanza di sentimenti.

Il romanzo ha tre voci: un narratore equilibrato e consapevole, lungi dall’essere saccente e “onnisciente”; Irene, che nasconde la sua fragilità in una spocchia senza fine; e in ultimo Corrado che tentando di uscire dalla monotonia si trova in una situazione ingestibile − ai limiti del giallo – per la quale l’unica soluzione per lui è quella di attendere, e per il lettore cercare di capire. La struttura è molto interessante e originale, matura, e non imbriglia la storia come spesso accade, ma la rende libera di evolversi entro confini flessibili.

Lo stile aggancia, sorprende e cattura dalla prima pagina, e non molla fino alla fine. Pieno di piccoli spunti d’autore, di quelli da sottolineare, colpisce anche per l’uso di similitudini quotidiane, che fra un “unisci i puntini” da Settimana Enigmistica e un braccialetto brasiliano da spiaggia, riescono a creare immagini dirette e immediate in poche righe. Queste, come tantissime altre piccole epifanie, sono la testimonianza che Stefano Sgambati è un grande osservatore attento alla realtà che lo circonda, che rielabora creando non solo una vera narrazione letteraria, ma stimolando il lettore a diventare parte attiva di un dialogo su tanti temi: le relazioni umane, l’editoria, il rapporto padre-figlia, la città, lo spazio vitale di ognuno, il rispetto.

Attenti però: Stefano Sgambati crea dipendenza. Dopo aver letto questo romanzo (se non lo avete ancora fatto), ne vorrete subito un altro. Chissà che prima o poi…

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