Poesia e preghiera


È un libretto prezioso questo “Poesia e preghiera”, redatto da Edoardo Albinati, Sauro Albisani, Francesco Dalessandro, Gianfranco Palmery, Giovanna Sicari e Domenico Vuoto, che si confrontano su un tema inesauribile, per certi aspetti insondabile, e forse proprio per questo concentrato in quaranta, intense pagine.
Il ritorno al sacro, si precisa, si manifesta oggi sotto forma di “visite archeologiche guidate, eucaristie turistiche”, come un “ facile mistero in confezione industriale, un mistero ‘sotto vuoto spinto’”; il paradosso, quindi, resta la chiave più aderente alla “natura della poesia: una preghiera che non prega e che fa pregare”. Novalis era andato all’essenziale sentenziando che “noi cerchiamo ovunque l’assoluto e dovunque troviamo soltanto oggetti”, tra cui i testi.
Non voglio togliere al lettore il gusto di scoprire da sé la densità di queste sei testimonianze, né fare un pedissequo elenco dei pareri, magari infilati in ordine di apparizione in una sorta di rosario devitalizzato. Voglio solo evocare la varietà delle interpretazioni che riservano sorprese ad ogni passo, rispecchiando la natura in fin dei conti ingestibile sia della poesia sia della mistica. Del resto, entrambe perlustrano il mistero di una Fonte che non può mai essere non solo posseduta, ma nemmeno fissata in un’inquadratura che l’annullerebbe, o meglio annichilirebbe il cercatore. Lascio dunque al lettore la scoperta personale di un “meraviglioso” allo stesso tempo umile e fiero della dignità archetipica di mondi convergenti. Ognuno scoprirà in sé ciò che più ama, messo sulla buona strada da questi sei demiurghi, che pur partendo da premesse diverse, convergono in una florida complementarità. Come in un miraggio, gli sembrerà di cogliere ogni volta un centro incandescente, ma sarà condotto altrove, a conferma di una quête il cui compimento non è dato nel limite del nostro eone. Il mistero è indicibile, e proprio per questo necessita d’essere detto e ridetto, perennemente riformulato in nuovi toni, colori, significati nutrienti ma parziali.
Di fronte a tanta ricchezza, parafrasando il Vangelo, molti sono chiamati e pochi eletti: ma precisamente questo spinge il mistico e il poeta a comunicare imperterriti il messaggio che trascende l’orizzonte mondano della maggioranza. Voce e silenzio, distacco e adesione, quotidianità e santità si intrecciano in una carne sempre bisognosa di salvezza, continuamente sospesa tra il sublime e il banale della vita.

***


A conferma del fecondo rapporto tra poesia e preghiera, segnalo la raffinatissima e ispirata traduzione dei “Sonetti terribili” di Gerard Manley Hopkins, a cura di Francesco Dalessandro. Entrambi i volumi sono stati pubblicati dalle Edizioni Il Labirinto.

Un pensiero su “Poesia e preghiera

  1. sul tema è assai interessante la riflessione di Henri Bremond (Preghiera e poesia, già Rusconi, poi Ed. di Storia e Letteratura), pensatore francese (gesuita, critico, letterato), amico di Valery, apprezzato anche da Croce

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