Imitazioni


“L’imitazione di Cristo” è il titolo di un libro. In che senso va inteso? È possibile imitare Gesù? Di che genere di imitazione può trattarsi?
Un genio, in questo campo, fu Alighiero Noschese, che si metteva in modo straordinario nei panni degli altri, al punto, forse, di perdere se stesso (morì suicida). Nel suo caso, si parla di imitazione parodistica, il cui obiettivo è far ridere la gente.
Un altro tipo è quello motivato da un sentimento di profonda ammirazione, che dà luogo a comportamenti emulativi: pensiamo a tutti i fenomeni di “scuola”, in arte, musica, letteratura.
Entrambe le modalità si confanno al nostro tema.
Ci riduciamo, a volte, a parodia di Gesù: vorremmo ricalcarne le caratteristiche e facciamo solo ridere. Ipocrisia, affettazione, senso di superiorità, sono alcune della sbavature che tradiscono una distanza abissale dal modello.
L’imitazione-ammirazione finisce ugualmente in un vicolo cieco: con le nostre forze non arriveremo mai a riprodurre lo stile di vita del Maestro.
Come uscire da questa aporia?
Gesù sa che se cerchiamo di imitarlo, diventiamo velleitari o ridicoli, per questo ci indica una strada alternativa. È come se dicesse: guardami negli occhi, parlami; vuoi che non risponda a una persona che amo?
Proviamo a seguire questa via: incrociando il suo sguardo, sentendo la sua voce nel profondo, sarà impossibile non essergli discepoli.

4 pensieri su “Imitazioni

  1. eh sì …bisogna incrociare il suo sguardo, sentire la sua voce…in parole povere…fare esperienza di Lui …e spesso nemmeno basta…siamo razza di dura cervice…

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  2. Nel profondo di ognuno di noi si nasconde il bambino che siamo stati questo bambino costituisce la base di quello che siamo diventati, di quello che siamo, di quello che saremo.
    Ron Joseph

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  3.  “Darò ascolto a quello che stia per dire dentro di me il Signore” (Sal 84,9). Beata l’anima che ascolta il Signore che le parla dentro, e accoglie dalla sua bocca la parola di consolazione. Beate le orecchie che colgono la preziosa e discreta voce di Dio, e non tengono alcun conto dei discorsi di questo mondo. Veramente beate le orecchie che danno retta, non alla voce che risuona dal di fuori, ma alla verità, che ammaestra dal di dentro. Beati gli occhi, che, chiusi alle cose esteriori, sono attenti alle interiori. Beati coloro che sanno penetrare ciò che è interiore e si preoccupano di prepararsi sempre più, con sforzo quotidiano, a comprendere le cose arcane del cielo. Beati coloro che bramano di dedicarsi a Dio, sciogliendosi da  ogni impaccio temporale
    L’Imitazione di Cristo libro III

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