“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 5

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

5.

«Hai un po’ di farina sulla guancia Minnie!» le disse Mike con un sorriso incontrandola mentre usciva dalla cucina.
«Uh! Davvero? Beh considerato che ho tirato la sfoglia di tre libbre di fettuccine è normale!» sorrise lei passandosi il dorso della mano sul viso.
«Fettuccine fatte in casa? Accidenti… Tre libbre?»
«Occhio e croce penso di sì… Francesca dice che in Italia si misurano sulla base di quante uova, non dal peso… Tante fettuccine comunque, una montagna!»
«Fantastico, non vedo l’ora di cenare.»
«Sentirai che meraviglia il sugo di porcini!»
Rimanevano ancora in piedi fuori dalla cucina, con la pendola che aveva appena battuto il piccolo rintocco della mezz’ora. Si sorridevano in silenzio, con nulla da aggiungere, ma senza imbarazzo.
«Stavi uscendo?»«Sì, avevo voglia di farmi un giro pigro, in macchina. È un po’ freddo a quest’ora per una passeggiata sul lago.»
«A-ha…»
«Tu che facevi?» le chiese spostando il peso da una gamba all’altra.
«Niente di particolare.» sorrise Minnie.
«Vuoi venire, per caso?»
«Certo, grazie!»
Mike la aiutò a infilare il cappotto, poi uscirono e si avviarono verso la macchina. Erano belli da vedere insieme. Lei era sopra l’uno e settanta, longilinea, i suoi lunghi capelli tinti sul biondo avevano un’aria molto naturale, libera. Nonostante i tacchi, Mike la sovrastava di una spanna, con la sua chioma rossiccia, soffice. Si girò a guardarla prima di condurla verso il lato del passeggero e aprirle la portiera.
Avviò il motore e prese a guidare molto lentamente. La strada, dopo il breve rettilineo vicino alla villa, saliva a curve moderate per il bosco. Si vedeva di volta in volta solo ciò che era illuminato dai fari: abeti, rocce, il guard-rail, l’asfalto. Qualcosa si mosse veloce nel sottobosco, sparendo tra le foglie. Minnie pensò che un minuto dopo sarebbe tornato il silenzio assoluto nel buio di quella strada. Era felice che il loro passaggio non avrebbe contaminato nulla di quel luogo, a parte per il gas di scarico il cui odore però sarebbe svanito presto.
«A che pensi?» le chiese Mike.
«Ogni tanto faccio dei pensieri buffi, astratti. Come se vedessi le cose da lontanissimo, da un cannocchiale. Ma anche da un tempo diverso da questo. Come io vivessi in un tempo eterno.»
«Come tu fossi Dio?»
«Mi prendi in giro?»
«No.»
«Sì, un po’ come fossi Dio.»
«E senti la poesia del mondo?»
«Sì.»
Mike annuì.

Erano al culmine della salita, da lì la strada prendeva a scendere morbida verso la vallata principale. Dieci minuti e sarebbero stati al paese. Forse dodici: Mike guidava lentamente, come assaporasse ogni curva, con entrambe le mani sul volante. Dita affusolate da pianista, pensò Minnie. Più di quelle del suo primo marito, che l’aveva fatto per mestiere, da ragazzo.
«Suoni?»
«No. Tu?»
«No… cantavo per i miei figli quando erano piccoli. E poi ho cantato per i miei nipoti finché erano bambini.»
«Sono una persona molto discreta e riservata di solito, ma posso farti una domanda alla quale puoi non rispondere?»
«Vuoi sapere quanti anni ho vero?»
«Sì» sorrise lui distogliendo un attimo gli occhi dalla strada per voltarsi a guardarla.
«Sessantotto.»
«Incredibile… si vede che non hai fatto del lifting però, sei così… naturale!»
«No, non lo farei mai. Amo quella che sono.»
«Se avessi il tuo… non so come definirlo… la tua luminosità, forse questa è la parola giusta. Se ce l’avessi, non mi importerebbe niente di… questa, ad esempio» disse indicando un principio di calvizie.
«Quanti anni hai Mike?»
«Cinquantaquattro.»
«Hai un viso da bambino, ma hai i modi di un uomo più anziano. Credo che avrei indovinato la tua età, ma resti indefinibile, per me.»
«È una cosa positiva o negativa?»
Minnie ci pensò su «Positiva. Mi dai una sensazione di vita sospesa. E quindi aperta<AZ.» Mike continuò a guidare rilassato. «E mi piacciono i tuoi silenzi, non hai bisogno di riempire il vuoto di parole. Eri il più giovane dei tuoi fratelli?»
«Sì, come fai a saperlo? Sono sorpreso!»
«Noi più piccoli siamo così, o parliamo troppo per farci sentire, oppure impariamo a star zitti. Io sono la prima categoria, tu evidentemente la seconda. Ti diamo fastidio, noi della seconda?»
Mike rise «No no, voi della seconda siete perfetti per noi della prima, altrimenti sarebbe un mortorio! Comunque,» aggiunse dopo un po’«è facile parlare con te.»
«Grazie!»
«Sei sposata?»
«No. Tu?»
«No. Sono single da tre anni. Solo qualche incontro occasionale.»
«Come mai sei qui Mike? Sempre che tu abbia voglia di dirmelo. Ti ricordi quello che c’era scritto sull’annuncio? “Senza obblighi sociali”. Mi era piaciuta quella formulazione.»
«Sì anche a me. Ma mi fa piacere dirtelo, se vuoi.» lei annuì morbida «Mi sono appena ritirato dal mio lavoro. Che è come dire che mi sono appena ritirato dalla mia famiglia. Abbiamo una ditta a Cincinnati, io vengo da lì, e io ho diretto per quasi vent’anni la filiale di Los Angeles. È una finanziaria. Hai presente investimenti, fondi di previdenza, cose così… Poi mio padre è morto, sei mesi fa, e le mie due sorelle pretendevano che io ci tornassi a vivere, a prendere il suo posto.» tacque mentre sollevava il piede dall’acceleratore prima di una curva a gomito, poi proseguì «I miei cognati lavorano nell’azienda da più tempo di me, ma nonostante questo le mie sorelle volevano che restasse un business di famiglia. Di padre in figlio, cattolici e irlandesi, cose così, capito il genere?»
«Certo… E tu non avevi voglia di tornartene in Ohio, stai bene a Los Angeles, suppongo.»
«Neanche, no.» disse scuotendo la testa «Sinceramente non mi interessa, andrei a vivere più volentieri in un posto tranquillo, verso San Diego. La verità è che mi sono reso conto che non volevo più lavorare per questa ditta. Neanche restando in California. Quando sono andato a dirglielo quest’estate si sono fatte prendere tutte e due da una crisi isterica, non le avevo mai viste così. Manco le avessi ammazzato uno dei figli, sembravano pazze.»
«Come avessi tradito l’onore di famiglia?»
«Sì, in effetti mi rendo conto che è stato così: ho tradito la famiglia. Ma era come stare in una strada in discesa coi freni rotti; continuavo dritto, acquistando velocità, non riuscivo più a fermarmi. E dopo un po’ ho iniziato a sentire che non era questione di cambiare lavoro, era proprio che non volevo più un lavoro, punto.»
Minnie annuiva lentamente, senza interromperlo.
«E allora abbiamo tirato giù le somme, fare un po’ di conti.» Sospirò «Ma ho dovuto mettere la cosa in mano agli avvocati: loro dicevano che era come fare a pezzi il cadavere di nostro padre.»
Minnie sollevò un sopracciglio.
«Sì, cose così. Finché alla fine mi hanno liquidato, e ho fatto degli investimenti. Sono lontano da Paperon De Paperoni, ma ci vivrò dignitosamente. L’appartamento è mio, se lo vendo adesso con gli stessi soldi mi ci prendo una villa, andando un po’ fuori da Los Angeles; sono una persona tranquilla, mi basta fare un paio di viaggetti all’anno e sono a posto.» concluse voltandosi verso di lei e facendole l’occhietto. «Sono un uomo libero, da due giorni.»
Erano arrivati sulla via principale del paese. Era tutto chiuso a parte uno Starbucks. «Un caffé, dolcezza?»
«Una cioccolata sarebbe perfetta.»

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