Per Giovanni Nencioni, a cura di Gualberto Alvino

Gualberto Alvino-Luca Serianni-Salvatore C. Sgroi-Pietro TrifonePer Giovanni Nencioni, a cura di Gualberto Alvino, con 35 lettere inedite al curatore, Roma, Fermenti, 2017.

di Anna Maria Milone

Il volume delinea un’immagine a tutto tondo di Giovanni Nencioni, storico della lingua, tra i maggiori glottologi e lessicografi non solo italiani. I quattro studiosi — Alvino, Serianni, Sgroi e Trifone — offrono al lettore il loro personale ricordo di Nencioni tratteggiando una figura di elevato spessore umano e culturale. Ci troviamo a leggere una raccolta di testimonianze che tende a livellare il gradino di conoscenza tra il Nencioni rivelato — ovvero quello letto e studiato, conosciuto attraverso la letteratura e l’attività scientifica (Trifone e Sgroi) — e il Nencioni privato, il signore che non rallenta l’incedere sotto il peso degli anni (Serianni), l’amico intellettualmente affine (Alvino). Salvatore C. Sgroi tenta una raccolta di definizioni e citazioni volta a restituire uno sguardo completo sulla vastità di interessi e contributi che il linguista-filologo ci lascia. Le riflessioni sull’oggetto della linguistica, sulla lingua e sulla sua funzione sociale, l’idea di comunità educante, non rimangono soltanto mirabili pagine di letteratura, ma offrono uno strumento di osservazione a chiunque si accosti alla magmatica materia comunicativa, si tratti di studiosi, di semplici curiosi o di docenti.

Profondamente appassionato alle sue discipline, Nencioni presenta i suoi concetti dotati di impeto riformista in modo chiaro, univoco, persuasivo, tramandandoli fruttuosamente ai suoi allievi, agli amici più stretti, e non solo. Lascia a tutti un paradigma di riferimento con la lingua che è aperto, dialogante, rigorosamente scientifico, tanto da divenire una guida sicura, un atteggiamento da considerare come premessa a qualsiasi impianto teorico. Gettando le basi per un confronto aperto, mai prescrittivo, Nencioni semina idee e buone pratiche che non hanno ancora smesso di dare ottimi frutti nel dibattito linguistico. In particolare il generoso contributo epistolare curato da Gualberto Alvino getta un fascio di luce su un aspetto poco noto, rivelando un uomo capace di sincero slancio verso altri studiosi, senza porsi come maestro, ma ponendosi nelle relazioni come interlocutore attento e preciso.

Il carteggio partecipa il lettore del dietro le quinte di lavori di grande rilievo, come l’ultimo Pizzuto. Preziosissimo contributo, l’epistolario Nencioni-Alvino, una miniatura che si incastona nella grande mole di letteratura e critica con le caratteristiche di completezza e profondità, svela come è anche grazie all’elasticità intelligente delle considerazioni di Nencioni riguardo alle originali rese linguistiche dello scrittore palermitano, che oggi possiamo godere degli ultimi testi pizzutiani nella loro ispirazione autentica, seppur ermetica. Il presidente della Crusca riconosce la cifra creativa della lingua, pur non possedendola in senso artistico, e pertanto davanti alle insolite espressioni di Pizzuto avalla e non sentenzia. Le osservazioni mosse dal linguista hanno sempre la caratteristica di soffiare vento sulle ali delle ottime idee, offrendo spunti critici costruttivi, mai imperativi. Le regole di riferimento suggerite appartengono a una filosofia di vita, scevre da toni autoreferenziali.

La considerazione della lingua come prodotto di una società vivente, che produce a sua volta risultati vivi e mutevoli, offre un punto di vista rigoroso ma aperto e inclusivo, dove il sistema non subisce criticità e restrizioni, ma si rende permeabile ai nuovi apporti, se supportati da pratiche sociali conclamate; decretando il peso dell’autorevolezza del parlato rispetto alla prescrizione grammaticale, Nencioni sostiene la vivacità della lingua italiana, dimostrandola la sua modernità attraverso una nutrita analisi storica.

Ma il lascito del linguista fiorentino va oltre le pagine vergate da rigore scientifico, ovvero l’attualità di una riflessione che costantemente solletica i parlanti e i linguisti: il rapporto con una lingua che diventa accogliente o respingente come la società che la pratica.

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