Il dono


La parola più ambigua in assoluto è “dono”. Intanto, sa di preti, di scuola cattolica, di chiesa. Questo, agli occhi di molti, la squalifica. In alternativa, è una parola chiave della pubblicità sempre incombente, che ha inventato la festa del papà, della mamma, dei nonni e degli zii, pur di incassare. La terza accezione è quella della beneficienza interessata: dono della banca tal dei tali, della Regione, del Comune, dell’azienda pinca pallina e via esibendo, come se nessuno avesse detto “non sappia la tua sinistra quel che fa la destra”.
Urgerebbe trovare una via per far risorgere il termine e il concetto, ma non è semplice spostare il baricentro, aprirsi al bene altrui piuttosto che al vantaggio personale.
Bisognerebbe credere che è salvo chi si offre o che, come canta Francesco de Gregori, chi vince è perduto.
In attesa di mutamenti epocali, si può partire dal senso attribuito alla parola da uno dei tanti dizionari online: “l’atto di donare qualcosa”.
Un inizio di rivoluzione sarebbe proporre un’altra prospettiva: l’atto di donarsi.

3 pensieri su “Il dono

  1. Donare l’amore ricevuto, farlo conoscere a chi non sa cos’è, ricchi di Quel sorriso ricevuto, per il quale gioire e dire grazie, ognuno come sa e può. Donarsi, camminare insieme.

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  2. A tutti nella vita sarà capitato almeno una volta di donarsi. Il problema credo non sia nella capacità’ ma nella fedeltà, per sempre.

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