Mercanti nel (del) tempio

di Antonio Sparzani

Ieri mattina sono passato da Piazza del Duomo, a Milano, e sono stato preso da un crescente orrore: il duomo, bellissimo monumento dell’italica architettura, è completamente circondato, salvo che sul lato frontale, da una serie continua di baracchine pseudo natalizie che vendono ogni sorta di orrendi gadget, destinati a milanesi borghesotti e insipienti e a turisti di passaggio. Baracchine ben s’intende, tutte ornate di fregi natalizi, rametti di abete, veri o finti, luccichini, stelline e un numero impressionante di piccole luci, che ora che si è scoperto l’uso del led ci infestano a migliaia. Già questo a me pare troppo e mi piacerebbe molto che Gesù in persona, alla guida di un divino possente bulldozer, desse una bella spianata a tutto ciò, come mi pare che già fece, ancorché senza bulldozer, con un certo tempio ai tempi suoi.


Ma vi è di molto peggio: come potete vedere dalle foto (di povera qualità, dato che uso un cellulare tardo medievale) la parte esterna del transetto sinistro del duomo stesso è completamente sfigurata da alcuni di quei mega pannelli pubblicitari, otto metri per dieci, pieni di orride immagini semoventi di giovani pirla che manovrano i-phones o quant’altro.
A questa vista mi ha preso una rabbia furibonda: non basta il fastidio di vedere le bancarelle intorno, ma non posso neanche guardare il duomo della mia città perché è deturpato da invadenti schifezze?

Come si sa, non ho alcuna stima per l’istituzione chiesa, cattolica o no, pur volendo un sacco di bene ad alcuni dei suoi membri che ben conosco, ma questo mi fa proprio cadere le braccia. Per di più ho sentito dire, ma posso sbagliare, che l’arcivescovo di Milano ha detto che, in cambio di questi orrori, le imprese relative pagano i restauri del duomo. Il che, come certo capite, non è che la goccia che fa traboccare il vaso: altro che mercanti nel tempio, qui abbiamo dei mercanti del tempio.

Ma i restauri del duomo non dovrebbero pagarli i fedeli che il duomo usano? E poi non mi pare, dalle notizie che ogni tanto trapelano sulla stampa, che la detta istituzione sia propriamente indigente. Io, se appartenessi a quella istituzione, andrei senza indugio da Francesco a chiedergli se lo sa e se ha visto, dato poi che si è dato un nome che farebbe intendere un diverso modo di sentire.

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