Julian Barnes e l’ossessione di essere arrivati ‘dopo’

barnes

Graham Hendrik, docente di Storia alla London University, incontra a una festa Ann, giovane paracadutista con un passato da attricetta. Per lui è la donna ideale, lo rende capace di quelle splendide follie che quindici anni di matrimonio con Barbara hanno castrato. Il nuovo amore rappresenta, insomma, la svolta in un’esistenza in cui l’uomo ha “la vaga impressione di vivere già come un pensionato” perché nessun tradimento o frizzo – neppure la figlia Alice – riescono a suscitargli forti emozioni.
Graham allora tradisce Barbara; ne seguono subdoli litigi e l’abbandono del tetto coniugale. Chiusosi la porta alle spalle, i nuovi ‘giorni di miele’ suonano come l’attacco di una vacanza “disseminata di vacanze nella vacanza”. Ma i guai incombono; anzi Julian Barnes avvia da qui un romanzo che s’intride di irrequietezze condotte sul bordo periclitante della gelosia. Il Prima di me del titolo (trad. Daniela Fargione, Einaudi, pp. 191, € 18,50) si riferisce a un’ossessione, da Graham morbosamente nutrita per gli uomini che, prima di lui, hanno occupato il cuore o il corpo di Ann. Tutto ha inizio la volta che lui, con un sotterfugio, è spinto dalla ex moglie a portare al cinema Alice: pare che il film contenga una sequenza girata nella scuola della figlia, e invece quella produzione di terz’ordine dal titolo improbabile di Nel mondo della luna mostra una comparsata di Ann, mezza nuda tra lenzuola rivoltate. Assieme a lei c’è un uomo, un tale con cui – è Ann stessa a confessarlo candidamente – era a suo tempo finita a letto. Di qui la radice dell’incubo.
Graham prende a frequentare ogni sala, anche quelle di periferia, alla ricerca delle pellicole che immortalano Ann nei suoi trascorsi sui set cinematografici. E sempre scopre che c’era qualcuno con lei – uomini con cui era stata una volta, più volte, o addirittura per una vacanza –, e così il paranoico Graham segue con gelosia palindroma le orme di quello che egli chiama “un grande segreto”. A nulla servono i precetti dell’amico Jack Lupton, romanziere e lussurioso flâneur di lungo corso che elargisce massime e scoregge trasformandole in una “stravaganza accettabile”: il suo vivere nel presente obliterando con sistematicità il passato non giova a Graham e neppure lo aiutano i suoi consigli pigiati nell’angusto spazio che va dalla masturbazione all’adulterio.
Lupton non può guarire Graham – ne sarà anzi la rovina – mentre precipita verso l’abisso dei sogni diabolici generati dal proprio cervello: il passato della moglie gli si aggrappa addosso, nonostante le cure di Ann, la pazienza di lei e la sua straordinaria capacità di leggere le compulsioni del marito. La “nauseata commiserazione” non lo salva dalla tirannia dei deboli, di cui lui è vittima, né dalla malinconia della verginità, che lei non può donargli. Fino al tragico epilogo, Barnes tesse un romanzo – forse a tratti cervellotico – in cui leggiamo un indelebile ritratto del sesso quale luogo “dove l’indicibile è sovrano, regno della follia e dell’improvvisazione, dove gli assegni dell’estasi sono incassati alla banca della disperazione”.

2 pensieri su “Julian Barnes e l’ossessione di essere arrivati ‘dopo’

  1. lucetta frisa

    Julian Barnes sarà all’altezza di Philip Roth come autore che descrive la follia erotica ? Mah.(non è il mio argomento preferito, anzi, ma tutto dipende dalla capacità di chi tratta il tema )

    Piace a 1 persona

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