Il cavallino di Natale e il suo calesse

di Kika Bohr

Erano ancora gli anni della scuola elementare. Agli Oh! Bej, Oh! Bej con i miei genitori avevamo ammirato un giocattolo gigantesco: il grande cavallo nero, di legno decorato, fissato sulla sua piattaforma azzurra con piccole rotelle gialle. Un cavallo a grandezza naturale, da sellaio con tutta probabilità. Avevamo anche chiesto il prezzo, e mio padre aveva commentato che non era molto caro. Per notti intere l’ho sognato, come portarlo a casa, sarebbe bastato il mio salvadanaio? Forse ci stavano pensando i miei… non era molto caro. E i quattro piani, anzi cinque, l’ultima scala era un po’ stretta, sarebbe passato? Con delle assi, pensavo, tirandolo su, sulle sue piccole rotelle. Il nostro appartamento era minuscolo ma a stare stretti stretti ci sarebbe stato un po’ di posto per lui nell’entrata, vicino all’attaccapanni. E mi piaceva questo stare stretti stretti! Sarebbe stato un po’ come il Cavallo d’ebano delle Mille e una notte, un racconto che ci aveva letto la mamma. Chissà se si sarebbe potuto farlo muovere come quello, in qualche modo.
Ma Natale si avvicinava, gli Oh! Bej, Oh! Bej erano finiti: sapevo che il sogno non si sarebbe avverato.

C’era un piccolo negozio di giocattoli in via Canonica, il Pentagono, dove vendevano treni elettrici e giochi di modellismo. Quell’anno avevano tutta una serie di cavalli di plastica inglesi, delle varie razze, molto realistici. Specialmente uno mi piaceva, un purosangue arabo-inglese, un cavallo morello dalle lunghe zampe, le narici dilatate e l’occhietto un po’ folle, che sembrava pronto a scattare come una molla. Le mie visite a quella vetrina si fecero più assidue, abbandonavo anche temporaneamente quelle alla Sala del cane, il negozio degli animali davanti a cui mi fermavo ogni giorno, tornando a casa da scuola.
Ho trascinato lì mio padre (che condivideva, mi sembrava, la passione per i cavalli) e mia madre (che mi sembrava più comprensiva verso i miei desideri). Natale si avvicinava e non mi rimaneva che aspettare. Comunque mi sembrava che questa volta non c’erano scuse possibili che non ci stesse in casa!
Nel profumo di abete, di agrumi e di biscotti appena sfornati dalla nonna, dopo la cena sulla tavola splendidamente imbandita sul tavolo delle feste, a base di gratin, vol-au-vent e dessert montebianco, ecco il momento di andare a letto. Siamo a Monaco di Baviera, dai nonni. E’ la vigilia e tra poche ore saremmo svegliati da un tintinnio misterioso. Chi riesce ad addormentarsi? Ma io faccio finta e quasi rido pregustandomi il dono che sono sicura di ricevere quest’anno. Alla fine mi addormento come i miei fratellini.
Il tintinnio tanto aspettato ci sveglia nel cuore della notte e corriamo nell’atelier del nonno dove ci aspetta l’albero con le candele accese, il presepe e su un tavolino con una bella tovaglia, i regali. Guardo: e non vedo il cavallino. Guardo meglio e cosa vedo? Un carretto in legno, un modellino di quelli che faceva mio padre! Con un cavallo, ma che cavallo! Un cavallo da tiro in legno con la coda in stoppa. Riconosco la mano di mio nonno.
Il carretto è di una fattura stupenda, con le due ruote a raggi, i mozzi torniti, le ruote fatte con piccole fasce di legno piegato. Girano perfettamente, il differenziale movibile sotto le stanghe, la panchetta per sedersi, e dietro un posto per i bagagli: tutto costruito in legno con minuscoli, perfetti incastri: una carriola da passeggio, un calessino, un biroccio: insomma un carretto. Quanto lavoro! E tutto così in piccolo! Carro e cavallo insieme saranno stati grandi quanto il solo cavallo che avevo visto in vetrina!
Il cavallino è un po’ un cavallone barocco con la testa ripiegata, un graziosissimo cavallo da birra con zampe corte e robuste, un passo di trotto appena accennato… Quanto lavoro…e che vergogna non essere contenta! Il colore del legno ricorda quello di un cavallo sauro, ma Il liscio del legno scolpito con la sgorbia, pur incerato, non è sicuramente morbido come quella plastica là, che aveva un bel colore nero sfumato! La coda di stoppa non mi piace: se scultura doveva essere, avrei preferito una coda scolpita. I finimenti del cavallo perfettamente ricostruiti erano di un cuoio marroncino, scamosciato. Ma il mio cavallo naturalmente l’avrei voluto nudo, senza sella e senza briglie come “Furia, cavallo del West” che i bambini del telefilm cavalcavano a pelo! Furia tutto nero col suo pelo lucido era bello come King, un cavallo tutto bianco di qualche anno prima. La televisione era in b/n, la vedevamo dai nostri vicini Gumpolzberger, cercando di convincere i loro tre figli maschi che non sempre avevano voglia di vedere proprio quel programma.
Per alcuni anni il cavallo col suo carretto sono stati posti sul mio ripiano dei giochi delicati, poi, quando ci siamo trasferiti al piano sotto, si è spostato sulla biblioteca dei miei, accanto ad altre piccole sculture del nonno.
Ma adesso che ho 54 ani e che mio padre ci ha lasciati, ho chiesto a mia madre di ri-regalarmeli per Natale. E mia madre ha detto “ma certo, e li potrai mettere col Presepe!” Non vedo l’ora di tenerli in mano e di giocarci un po’.

25 dicembre
Li ho messi vicino al presepe, ma ho visto che non si armonizzavano né coi colori (è di cartapesta colorata) né con la grandezza dei personaggi (molto più grandi in proporzione) – e non sono cosa da mettere sullo sfondo.
Ho capito che il loro vero posto è sotto l’albero, come quando l’avevo visto per la prima volta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.