Destino


Chissà perché la parola “santo” è così ostica. C’è, per i termini che usiamo, un’istintiva simpatia o antipatia, dipendente dalla sensibilità e la storia personali. Se dico “prete”, per esempio, mi risulta familiare, mentre a qualcuno scappano gesti apotropaici. “Lotta” è un vocabolo soggetto a reazioni contrastanti: mentre il vecchio comunista penserà al mondo operaio e proletario, a me viene in mente la battaglia quotidiana col maligno. Il lemma “seno” ecciterà il lussurioso e susciterà contemplazioni astratte in una mente matematica, che gli appaierà il “coseno”.
“Santo, santità”, a ben vedere, mettono d’accordo: da una parte ci sono i religiosi, propensi a vedervi un territorio amato e conosciuto; sulla sponda opposta, tutti gli altri, che avvertono un senso di distanza non colmabile, una barriera naturale di fumi d’incenso e odor di sacrestia.
In realtà, nasciamo per santificarci. Ma bisogna volerlo. È la scelta decisiva e ultima, l’atto libero per eccellenza, che ci stampa addosso il bollo per passare di là, dove c’è il Santo. Ogni tanto qualcuno lo ricorda, provocando reazioni colorite. Fino a quello che il Vangelo definisce, col suo stile radicale, “odio del mondo”. Strano destino essere allergici alla propria identità.

4 pensieri su “Destino

  1. in Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità Ef 1,4…ma la nostra volontà non è la Sua…proviamoci e speriamo nella sua misericordia..

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  2. Lo sa bene quel bambino il suo destino, perché è capace di sognare, è libero da ogni compromesso, si fida e si affida. Nella sua piccola mano tutta la forza che spesso manca nella mano di un “grande”. La bellezza è nella fusione delle due.

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  3. 6Beato chi trova in te la sua forza
    e decide nel suo cuore il santo viaggio.
    7Passando per la valle del pianto
    la cambia in una sorgente,
    anche la prima pioggia
    l’ammanta di benedizioni.
    8Cresce lungo il cammino il suo vigore,
    finché compare davanti a Dio in Sion.
    Salmo 84

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  4. Verissimo come la sensibilità e la storia di ognuno possa renderci più o meno simpatica una parola.
    Personalmente, riguardo a ‘santo’, che lego a ‘sacro’ confortato dall’etimologia, nutro una vera e propria venerazione nella misura in cui questa parola definisce un rapporto diretto, schietto e privo di ipocrisie, tra l’uomo, Dio e il creato. Penso a San Francesco, per esempio. C’è inoltre il fatto fondamentale che l’insegnamento di un santo si basa esclusivamente sull’exemplum virtutis, che sarebbe come dire fate ciò che faccio e non ciò che dico. Una grande onestà intellettuale e spirituale.

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