Il senso di Chiara per il licenziamento – la mobilitazione dei lavoratori museali torinesi

foto musei

Sabato 15 dicembre 28 lavoratori della Fondazione Torino Musei apprendono da un quotidiano di essere stati messi alla porta, insomma messi in esubero, fatti fuori, liquidati, gettati alle ortiche. Nello specifico si tratta di 13 lavoratori del Borgo Medievale di Torino, 6 della Biblioteca d’Arte della Gam, 6 della Fototeca sempre della Gam (Galleria d’Arte Moderna) e 3 del Museo della Resistenza. Fra questi fortunati “licenziandi” anche chi vi scrive, impegnato come rappresentante dei lavoratori. La vicenda si sviluppa poi in vari incontri in cui il responsabile principale è l’amministrazione pentastellata di Chiara Appendino che naviga in una condizione di inadeguatezza totale, in cui i risvolti variano fra Gadda e Kafka con interessanti esempi di schizofrenia politica. Il Comune di Torino è il socio principale di Fondazione Torino Musei (assieme a Regione e fondazioni bancarie), colui che è proprietario di immobili e che ha nominato il presidente della Fondazione Torino Musei Cibrario, ma evidentemente vorrebbe andare in letargo o darsi per morto oppure fuggire ad libitum in una scia di autoprodotti terremoti e lapilli.

La volontà del Comune e della sua partecipata quella di dismettere il Borgo Medievale di Torino, il capolavoro di Alfredo D’Andrade, dandolo in gestione a privati per farne un parco tematico e quindi non averlo più come luogo pubblico ma come luogo d’intrattenimento in salsa medievale per privati che probabilmente faranno pagare un biglietto per l’ingresso all’area oggi libera del villaggio. Quanto alla Biblioteca della Galleria Moderna la situazione è penosa e spinosa, come si fa a spiegare a studenti, studiosi e docenti che si sta chiudendo una delle più importanti biblioteche d’arte d’Italia? Senza sapere neanche dove mettere i libri?

Al bilancio della Fondazione mancano 1 milione e 300 mila euro e ad oggi, 27 dicembre 2017 il Comune non intende contribuire. Il 28 dicembre la Fondazione Torino Musei aprirà una procedura di licenziamento che umilia i lavoratori e tutto il settore museale e culturale torinese. E forse il 29 la Regione Piemonte, nell’incontro con i lavoratori morenti, proverà a trovare una soluzione cogliendo anche la prospettiva futura di una nuova fondazione (quella nuova che verrà varata a gennaio si chiamerà Fondazione Torino Piemonte Musei o qualcosa del genere) che la vedrà protagonista. In ogni caso i lavoratori amano tantissimo i progetti della politica ma attendono prospettive concrete e non un altro b-movie di retorica pentastellata.

Colpisce e atterrisce la scarsissima considerazione che questa amministrazione comunale ha nei confronti della cultura sulla quale Torino ha basato la sua “riconversione” e inoltre lasciano sbigottiti la confusione e l’incapacità di affrontare i problemi di Chiara Appendino & Co. I lavoratori hanno risposto con grande determinazione alla pugnalata alle spalle ricevuta creando il “Comitato contro i licenziamenti della Fondazione Torino Musei” e una petizione su Change che ha superato le 21.000 firme. Da sottolineare la creatività di una protesta che ha messo in campo le proprie intelligenze con immagini, slogan e installazioni in uno spirito che ricorda gli anni ’60/’70 (ad essa dedicheremo un articolo).  Grandissimo il sostegno da parte dei cittadini già esasperati per altro dai disastri pentastellati in cui non si possono non citare (anche se i torinesi ne hanno estremo pudore) i tragici fatti di Piazza San Carlo. Intanto la Sindaca continua a navigare e non molla quando le dimissioni sarebbero l’unica decisione degna per la città.

Mi pare che qualche grillino abbia anche avuto l’infelice idea di insinuare che la protesta dei lavoratori sia condotta e strumentalizzata da oscure forze di sinistra. Da quanto mi risulta una buona parte dei lavoratori della Fondazione Torino Musei ha votato proprio M5S! Inoltre voglio ribadire che la protesta è totalmente in mano ai lavoratori con il supporto delle sigle sindacali presenti e aperta al sostegno di tutte le forze politiche e i cittadini.

La notizia che fa ben sperare è la nascita di un movimento spontaneo in grado di mettere in rete i lavoratori dei musei torinesi sempre più minacciati da tagli ed infelici sortite di chi vede la cultura come un problema e non come una risorsa in grado di far crescere la nostra città e il nostro paese.

Max Ponte

ndr – in copertina mobilitazione dei lavoratori della Fondazione Torino Musei il 23 dicembre alle ore 11 in Piazza Castello a Torino

3 pensieri su “Il senso di Chiara per il licenziamento – la mobilitazione dei lavoratori museali torinesi

  1. la serietà della perdita del posto di lavoro meriterebbe analisi serie. Non trovo alcun dato “contabile” in questa esternazione, fatta di insinuazioni, beffarderie e partitanerie. Se ci volete sensibilizzare, pubblicate lo stato finanziario della Fondazione, entrate ed uscite. L’Italia ha 4300 musei, che per la quasi totalità non si ripagano e richiedono l’intervento del contribuente. Razionalizzare i musei è operazione attesa e dovuta. I licenziati potranno trovare collocazione in qualche altra struttura pubblica. Fausto Carratù

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  2. La serietà della perdita del posto di lavoro caro signor Carratù meriterebbe analisi serie e fin qui siam tutti d’accordo. Mi permetta però un piccolo appunto: quali possibilità hanno avuto i lavoratori conivolti in questi licenziamenti di poterle fare le analisi serie quando sappiamo bene sia lei che io che tutti coloro abbiano un minimo di buon senso che RAZIONALIZZARE avendo un rapporto paritario intorno ad un tavolo di discussione è una cosa, RAZIONALIZZARE avendo quindici giorni scarsi per salvarsi, mi perdoni la licenza poetica, il deretano è ben altra cosa. Poi quale stato finanziario dovrebbero addurre questi lavoratori? Quale, mi perdoni? Facciamo una cosa, si metta lei al posto di questi ragazzi e poi RAZIONALIZZI e mi dica cosa riescea produrre la sua razionalizzazione. E’ sicuro poi di non sapere quale sia lo stato finanziario della fondazione? Così, il mio è un lecito dubbio. Insinuazioni, beffarderie e partitanerie o partigianerie che dir si voglia, son tutti buoni a produrle, pure quelli che stanno tentando di metterla nel fracco ai lavoratori della fondazione. Chiedo scusa se mi son scaldata mio caro Fausto.

    Enrica Merlo.

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  3. Carissimo Fausto, la razionalizzazione intelligente non mi vede neanche contrario. Però questa razionalizzazione di intelligente non ha nulla. Colpisce lavoratori qualificati, che non provengono dal settore pubblico ma da aziende private e che erano già stati scelti da Fondazione attraverso un bando per la loro efficienza e per dare un segno di dinamismo e freschezza anche alla città in occasione delle Olimpiadi del 2006. Ad essere colpiti sono persone che hanno un’età media di di 40 anni e che percepiscono uno stipendio modesto. Se la Appendino avesse voluto far una vera razionalizzazione avrebbe dovuto altresì contribuire a rendere più efficienti le dirigenze della Fondazione e coinvolgere maggiormente le persone secondo criteri meritocratici e democratici. Ma siamo lontanissimi da tutto questo. Mi dispiace Fausto che il vero partigiano sia lei e non conosca una situazione che anche i suoi stessi compagni di partito ormai ammettono essere degenerata nella confusione e nell’ingiustizia sociale. Cordiali saluti, MP

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