L’isola misteriosa. La Biblioteca dei libri inutili. N. 11

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

Vedrò Singapore, Piero Chiara (1981)

Si domanda il giovane aiutante di cancelleria prima di imbarcarsi come scrivano di bordo su di una nave diretta in Estremo Oriente: “Vedrò Singapore?”. Siamo all’epilogo delle disavventure del narratore, il giovane impiegato di infimo livello dell’amministrazione giudiziaria, trasferito d’ufficio da una sede all’altra dell’istriano e del Friuli.

Incapace di resistere al fascino del gioco delle carte e delle donne, viene perseguitato dall’Alto Commissario Speciale per la Giustizia Mordace. E tutto comincia dall’irruzione dell’inesorabile ispettore nello stanzino dietro l’aula di udienza della Regia Pretura di Adiussina dove il Pretore Merdicchione, il Cancelliere Semitecolo e l’Ufficiale Giudiziario Battaglini, da sempre si riunivano ogni pomeriggio per farsi un pokerino; questa volta, con il giovane impiegato a fare il quarto, da quando era arrivato, trasferito da Pontebba. Il giovane impiegato viene quindi trasferito d’ufficio ancora una volta, destinazione Cividale del Friuli. Questa città diventa così il paradigma della provincia italiana, con i suoi indimenticabili personaggi, dal Cancelliere che nasconde la sua amante nei sotterranei, agli ospiti della pensione Cérmeli che alternano serali partite a carte, scambi di pettegolezzi e giri d’amore notturno, in una serie di peripezie sconvolgenti e di grotteschi colpi di scena. Fino all’epilogo romantico della riscossa finale contro l’ispettore Mordace, smascherato quale cliente della Ilde, l’irraggiungibile commessa del Caffè Longobardo di Cividale, trasferitasi a Triste per intraprendere la “carriera”. Inseguendo la promessa di essere il suo primo cliente, il giovane amanuense si imbatterà incredibilmente nella persona dell’Alto Commissario. “Mordace!”. E senza un attimo di perplessità si scaglierà contro di lui a testa bassa. Il conto sarà regolato, ma al giovane impiegato non rimarrà che l’imbarco sulla Adelaide Tarabocchia, nave mercantile diretta in Estremo Oriente.

Vedrò Singapore? È un romanzo umoristico, eppure cela un’anima triste e un po’ nera. La narrazione realistica e la dissimulata ironia lasciano dietro di sè l’ombra delle fredde e vuote sale d’attesa delle stazioni; dei passi solitari sotto portici e barbacani nelle nebbiose sere del nord-est. Il risultato è un raccontare che ha l’immediata persuasività della vita stessa, nei suoi strani riti quotidiani, rispetto alla quale proviamo, allo stesso tempo, un sentimento di spaesamento e di familiarità. E’ questa la condizione del viaggiatore, nella quale un po’ tutti noi ci troviamo.

“Di quello che ero stato e che non ricordavo, solo nella mia valigia restava qualche traccia”.

 

 

 

 

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