Sangue giusto di Francesca Melandri: la Storia bussa alla porta

Sarebbe bello studiare e conoscere la Storia presente e passata attraverso le persone che l’hanno scritta, ancor prima che gli storici. Sarebbe costruttivo seguire sul campo tutti, dal più semplice ferroviere che in epoca di guerra si occupava dei convogli pieni di giovani baldanzosi all’andata, e di feriti con il loro forte odore di sangue, sudore e rassegnazione al ritorno. Guardare negli occhi uno di quei “capi” che ordinava di gettare iprite sulle persone inermi, al tempo delle Colonie fasciste in Africa; un uomo con un passato, e un presente fatto di convinzioni reali e pensieri indotti.

L’occasione oggi ce l’abbiamo ed è un regalo costato anni di ricerche e fatica alla scrittrice Francesca Melandri. Sangue giusto (Rizzoli, 2017, 527 pagine) è un’opportunità per scoprire avvenimenti della nostra Storia forse poco conosciuti, di cui si parla a bassa voce e le cui conseguenze arrivano fino a oggi. L’epoca del colonialismo fascista è stata raccontata come un’epoca di grande civiltà, dei bravi colonizzatori che andavano a civilizzare i popoli d’Africa, costruivano strade, acquedotti, creavano forza lavoro. E sopprimevano le ribellioni della popolazione occupata con l’iprite. Di questo si parla poco, come si parla poco di quanti con una mano scrivevano libri e manifesti sull’inferiorità della razza africana e con l’altra accarezzavano una moglie eritrea che amavano e con cui mettevano al mondo dei figli in piena clandestinità e contraddizione.

Questo ambizioso romanzo è la Storia che bussa alla nostra porta per mano di uno dei protagonisti, Shimeta Ietmgeta Attilaprofeti, nipote africano di Attilio Profeti, che si presenta alla porta di una dei figli di Attilio, Ilaria; poco più lontano, per le vie del centro di Roma, sfila il corteo dell’“amico” Gheddafi, lasciando una scia di assurdità che quelle sì sembrano un romanzo, ma purtroppo non lo sono.

Comincia per Ilaria e per noi lettori un viaggio tra l’epoca berlusconiana e l’epoca fascista, l’era delle migrazioni e l’era delle grandi colonizzazioni. E inizia un viaggio all’interno di una famiglia straordinaria (fuori dall’ordinario), quella di Attilio Profeti (nome di battaglia Attila Profeti), ormai novantenne: due matrimoni, tre figli, un passato da fascista ligio al dovere e baciato sempre dalla fortuna, cosa che gli ha permesso di non macchiarsi di crimini che andassero oltre il censurare le lettere che dall’Abissinia giungevano in Italia e raccontavano la vita vera dei colonizzatori. E amante di Abeba, splendida donna etiope da cui ha avuto un figlio e poi un nipote. Un cerchio che si chiude quando il ragazzo si presenta a Roma, un cerchio che si chiude (anche se non del tutto) quando Gheddafi sfila con il suo corteo, accolto con ogni onore dal nostro governo. Un cerchio che è ancora aperto e non si chiuderà finché ci saranno CIE, espulsioni, impronte digitali, sbarchi.

Sangue giusto non è un romanzo storico in senso stretto. Sono i personaggi il punto centrale della narrazione, come in ogni romanzo di Francesca Melandri, ed è attraverso di loro che si possono leggere storie a più livelli. L’autrice mette in campo infatti un narratore onnisciente che pur non emettendo giudizi entra completamente dentro i personaggi, raccontando il loro agire in determinate situazioni, dalla più “quotidiana” alla più “grande”. Nessun personaggio − come nessun uomo o donna − è completo, risolto, sicuro; tutti hanno incertezze, dubbi, si mettono in discussione, cercano di guardare al di là della realtà che li circonda. Ilaria è una donna integerrima, onesta, leale e incapace di compromessi, che ha dato sempre per scontato di avere un padre perbene, ma si trova a fare i conti con una realtà crudele, fuori da ogni concepibile umanità. E ci insegna che basta poco per non adagiarsi su una verità che si è abituati a ingurgitare: basta informarsi, leggere, andare in biblioteca ma soprattutto abbandonare i pregiudizi e guardare la realtà, per quanto crudele e assurda possa sembrare. I pochi personaggi reali che popolano questo romanzo (Giorgio Almirante, Rodolfo Graziani) sono talmente grotteschi da sembrare “finti”, mentre quelli nati dalla fantasia dell’autrice sono i più interessanti e profondi, nel bene e nel male.

Sangue giusto è un romanzo pieno, sorprendente sotto tutti i punti di vista: storia studiata nei minimi dettagli, descrizioni di luoghi, ambienti ed eventi (come la visita di Gheddafi a Roma o la vita nelle Colonie) efficaci e di impatto, personaggi sempre coerenti con una visione realistica del carattere umano, coinvolgente dal punto di vista emotivo (splendida la storia di uno dei personaggi “minori”, Ernani Profeti, nonno di Ilaria e padre di Attilio), scritto in maniera impeccabile e con riflessioni dure, durissime, che rimangono non solo nella memoria ma scavano dentro. E coraggioso, molto coraggioso, soprattutto in questo ultimo periodo.

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