Educazione sentimentale # 3

di Riccardo Ferrazzi

Antonello Sparzani ha lanciato l’idea e Fabrizio Centofanti l’ha sponsorizzata: qual è il libro, o i libri, che sono stati per noi un primo amore? Più esattamente, qual è “quella cosa, libro, film, conversazione che ancora ricordiamo con intensità della nostra adolescenza e che crediamo abbia davvero contribuito a farci diventare quello che siamo oggi”?
Prima ancora di rispondere bisogna essere sicuri di aver capito bene la domanda. Il primo amore ci ha dato qualcosa che non avevamo? O ci ha aperto gli occhi su una realtà che era già in noi, ma non sapevamo vedere?
Io credo che il primo amore sia stato ciò che, in un modo difficilmente esprimibile, ci ha rivelato a noi stessi. La donna che per prima ci ha fatto battere il cuore ci ha messo sotto gli occhi qualcosa che era dentro di noi e non ce ne eravamo accorti. E l’ha fatto in un modo così misterioso che lei stessa non avrebbe saputo spiegarlo.
Quel modo inesprimibile è lo stesso che si ritrova nell’arte. Chi ha il sublime negli occhi lo ricrea nelle arti figurative. Chi lo possiede nell’udito può trasmetterlo con la musica. Chi lo trova nell’immaginazione fa letteratura. E noi, che ne siamo i fruitori, come riconosciamo l’arte? Dal fatto di sentirci vibrare in consonanza con ciò che vediamo, ascoltiamo, leggiamo. E questo è amore.
Ma è anche il motivo per cui è difficile trovarsi concordi nel definire opera d’arte questo o quel libro. C’è poco da fare: qualunque argomento, a prescindere dal modo in cui è trattato, affascina qualcuno e lascia freddo qualcun altro.
Ebbene: discuteremo poi se i due libri che voglio segnalare sono opere d’arte oppure no. Io so che mi sono serviti a capire me stesso; mi hanno dato una spinta che dura ancora oggi; mi hanno rivelato qualcosa che era dentro di me e alla quale non sapevo dare un nome.
Questi due libri sono “Il richiamo della foresta” di Jack London e “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain.
“Il richiamo della foresta” mi ha aperto gli occhi su un immenso, infinito desiderio di libertà. Per rincorrerla avrei girato il mondo e avrei continuato a guardarlo come il bambino guarda al giocattolo: cercando di capire “cosa c’è dentro”, anche a costo di romperlo. Avrei cercato l’avventura perché il mondo è un mistero e l’unica cosa che dà senso alla vita è risolvere gli enigmi.
Si dirà: non c’è bisogno di girare il mondo per imbattersi nel mistero e per svelarlo non serve a niente visitare la Sfinge e le Piramidi. Ma proprio qui sta la differenza fra la logica e l’immaginazione, la letteratura e la filosofia.
Il primo imprinting filosofico lo devo invece a Huck Finn. Una storia che mi ha catturato (e continua a catturarmi) fin da quando Huck organizza la sua fuga, si rintana nella Jackson Island, trova il negro Jim e inizia con lui il picaresco viaggio sul Mississippi.
Anche qui ciò che mi attrae è l’ignoto, il fascino dei grandi spazi, la libertà. Ma Huck è così spiritosamente concreto che riesce a mettere insieme avventura, illusione, realtà e convenienza, fino a ricreare il mistero dei misteri, e cioè la vita, questa strana cosa in cui ci arrabattiamo perché non possiamo fare altro, che non è mai come la vorremmo, che finirà male e lo sappiamo, ma che fino all’ultimo potremo anche affrontare col sorriso sulle labbra, mescolando un po’ di fanciullesca irriverenza e una salutare spruzzata di cinismo.

2 pensieri su “Educazione sentimentale # 3

  1. non credo che il mio primo libro,mio primo amore, mi abbia cambiato la vita ma la lettura-seppure in edizione molto ridotta e per ragazzi- di Le mille e una notte mi ha spalancato il mondo dei sogni, del mistero, dell’avventura, del mondo oltre questo ecc .. che già sonnecchiava dentro di me. Poi, da adulta, lessi interamente il libro, dedicai un saggio a Sindibad,a Sherazade oltre a racconti immaginari ecc. Da bambina rifiutavo sdegnosamente le letture per “signorine”, mammine e massaie zelanti e passive, gioiose della loro vita domestica tra torte e abiti e scarpette di lusso, pettegolezzi tra amichette imbellettate ecc, e leggevo anch’io “Il richiamo della foresta”, Zanna bianca, “il libro della Jungla” di Kipling, Verne, e via discorrendo. Non amavo le bambole (con grande rammarico delle zie) ma orsi coniglietti, tigrotti… e desideravo avere animali per la casa, ma mio padre non mi concedeva nulla di tutto ciò. Quello che voglio dire è che i libri mi hanno aiutato, confortato ,insegnato, illuminato e nutrito fin da piccola. Insieme al mare, che sognavo di attraversare da mozzo londoniano….

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  2. Per me il libro Cuore che ci leggeva (a me e ai miei fratelli) mio padre e tutte le fantastiche avventure di Salgari che mi hanno consentito di “girare il mondo” alla ricerca di me stessa…

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