Educazione sentimentale #4

di Antonio Sparzani
(qui a sinistra monumento a Budapest ai Ragazzi della via Pal)
Quest’idea di scrivere delle educazioni sentimentali mi viene ovviamente dopo la lettura (che risale a molti anni fa) del famoso romanzo, ancorché non veramente autobiografico, di Flaubert nel quale l’autore mette tra l’altro a nudo nel suo modo raffinato e profondo i moti del cuore di quell’età che sta attorno alla altrettanto famosa linea d’ombra. Io la ritengo ben distinta da, o comunque non necessariamente connessa con, quello che siamo soliti chiamare “il primo amore”, nel senso di amore per un’altra persona, intendo invece quello o quegli episodi, letture, e anche incontri naturalmente, che ti hanno stampato qualcosa nel cuore che ancora ti ricordi con emozione.

Di me ho già detto qualcosa qui, dove indico il romanzo Tre camerati di Erich Maria Remarque come una delle letture fondamentali per la mia adolescenza. Ma non è l’unico che ricordo con quella intensità.
Qualche anno prima la lettura assolutamente per me formativa fu I Ragazzi della via Pal, di Ferenc Molnár (Budapest, 12 gennaio 1878 – New York, 2 aprile 1952) che i miei ebbero l’intelligenza di regalarmi. Credo di averlo letto molte ma molte dozzine di volte, ancora adesso ricordo i nomi di tutti i principali protagonisti, da Boka a Franco Ats, i due capi rivali, agli altri, ognuno caratterizzato da qualche ben precisa qualità; ma soprattutto non posso dimenticare Nemecsek, l’unico soldato semplice dei ragazzi della via Pal, che tuttavia è quello che salva la situazione finale e che paga con la vita (perché si ammala inguaribilmente per il freddo preso mentre ancora aveva la febbre) la sua impresa.
Quali sono i segni che mi ha lasciato questo lungo racconto? Se cerco ora di ripercorrerli nella memoria, direi che il primo è l’idea di lealtà. La lealtà è la caratteristica fondante della contesa tra i ragazzi che giocano tra le cataste di legna da un lato e le camicie rosse dell’Orto Botanico dall’altro. La lealtà è una dote anche del nemico, anche e soprattutto del capo dei nemici, che punisce due dei suoi perché hanno commesso un gesto sleale nei confronti di Nemecsek. La lealtà è un’idea che percorre tutto il libro e i pochi gesti non leali vengono adeguatamente denunciati e puniti.
L’altra idea fondante è ovviamente quella dell’amicizia e della disponibilità a dare molto per una causa condivisa, valore che era quello già ben presente in Tre Camerati e che è stato certamente da quest’ultima lettura rinforzato e confermato.
Per capire il mio coinvolgimento emotivo con il romanzo di Molnár vi confesserò questo: ogni volta che lo rileggevo, prima di arrivare alla fine, speravo in cuor mio che Nemecsek non morisse ma si salvasse per qualche sortilegio imprevisto.
L’ultima volta l’ho riletto nei tardi anni 80, ultraquarantenne, perché una cara e gentile amica me l’ha regalato.

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