Barcelona Gipsy balKan Orchestra

Barcelona Gypsy Balkan Orchestra

La poesia della world music

Intervista a cura di Guido Michelone

(parla Mattia Schirosa)

 

Ci vuoi anzitutto raccontare il primo ricordo della Barcelona Gipsy Balkan Orchestra?

Il mio primo ricordo risale all’estate del 2005, durante uno degli ultimi tour della Barcelona Gipsy Klezmer Orchestra. Con il nostro furgone attraversammo Francia, Italia, Grecia, e Serbia per poi ritrovarci a piedi in Romania con il motore in avare e 100 g di bagagli. Eravamo diretti a Bacau per una nuova data ed eravamo solo a metà del tour. In quei momenti il tuo istinto di sopravvivenza può arrivare a sorprenderti e sei capace di risolvere problemi che, normalmente, sembrano insormontabili solo a nominarli. Dopo essere riusciti ad attraversare la Romania ed arrivare in tempo a Bacau, troviamo un passaggio per Varna, Bulgaria. Ci aspetta un concerto sulla spiaggia, in un locale cool e rilassato e, dopo aver suonato e fatto ballare i fans bulgari, esigenti con le loro danze a ritmi dispari, passiamo la notte sotto le stelle, guardando il Mar Nero. Eravamo rimasti solo in 5, l’attuale nucleo e direttivo della BGKO, Sandra, Mattia, Julien, Ivan e Stelios.

 

E cosa accadde in seguito?

Quella notte capimmo che anche se il progetto che ci aveva portato lì fosse finito per problematiche di visione artistica, noi 5 eravamo uniti e avevamo voglia di suonare assieme. L’attuale Barcelona Gipsy balKan Orchestra, infatti, fu fondata il 5 novembre dello stesso anno, dopo l’ultimo tour nei Balcani della “Klezmer”, immortalato dal documentario “Balkan Roots” dell’Austrialiano Chris Rabbitt che abbiamo avuto la fortuna di vedere nel grande schermo, durante il festival In-Edit (2017) di Barcellona.

 

Perché questo nome Barcelona Gipsy BalKan Orchestra?

Il nome cerca di spiegare quello che siamo, un collettivo, una famiglia di musicisti provenienti dai 4 angoli dell’Europa che si incontrano nella scena Barcellonese tra concerti, feste e jam session, e molto naturalmente, semplicemente suonando insieme, si converte in una orchestra balcanica di corda, con fisarmonica e clarinetto, con lo stile degli zingari della Romania e Serbia, differente dalle “Fanfare” dei venti del sud di Serbia e Macedonia, piú famose nell’immaginario degli Europei occidentali.

 

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a creare questo gruppo?

Uno dei principali motivi è la passione e l’ascolto vero del mio cuore e del mio corpo. Semplicemente suonare questa musica è quello che mi interessava nella vita ed ho messo tutta la mia energia per raggiungere questo obiettivo. Ho avuto la fortuna di incontrare le persone perfette, e per fortuna adesso siamo una famiglia molto più grande e forte di quello che potevo mai immaginare. Abbiamo molti punti di vista e peculiarità diverse ma ognuno apporta un contributo unico e preziosissimo in questo progetto.

 

Chi siete singolarmente a livello musicale?

Io (Mattia Schirosa) sono per formazione un ingegnere del cinema e del suono (Fano, Italia) . Suono da sempre e negli anni mi sono avvicinato alle mie origini Lucane e al jazz Manouche parigino, scoprendo la musica tradizionale e la strada. Per questa ragione comprai una fisarmonica per suonare nei progetti dei  teatro di strada. Lo studio mi ha condotto, dopo diversi viaggi, a  Barcellona come ricercatore universitario, ma l’attività musicale era così intensa che ho dovuto lasciare il lavoro per dedicarmi  completamente alla BGKO.

 

Raccontaci però uno a uno gli altri musicisti: per cavalleria iniziamo da Sandra…

Sandra Sangiao (Manresa, Barcelona) che canta da quando era piccola ed ha nel DNA  le melodie di tutta la Penisola Iberica. Ha studiato Gospel e canto Moderno, diretto moltissimi cori e cantato in diversi progetti musicali contemporanei finché non si è approcciata alla musica balcanica.

 

Julien

Julien Chanal (Rambouillet, Francia) viene da una famiglia di musicisti, si diploma in flauto traverso ed inizia a suonare la chitarra come autodidatta, vivendo a Parigi e suonando nelle sale da ballo di “Pigalle” e dintorni. Per anni ha girato la Francia con un famoso gruppo reggae ma dopo molti viaggi, la sua sperimentazione l’ha portato alla BGKO.

 

Ivan

Ivan Kovacevic (Belgrado, Serbia) ha un sogno nel cassetto da sempre : il contrabbasso. Nella Belgrado pre-guerra convince la sua famiglia a comprargli lo strumento per dedicarsi completamente al suo studio. Dopo aver studiato classico e jazz e suonato in molti progetti, durante la guerra decide di farsi una nuova vita a Barcellona, dove in poco tempo diventa uno dei bassisti più conosciuti della Spagna. Come per Julien, l’incontro con la BGKO gli apre la porta ad una incredibile sfida musicale, per continuare a sperimentare ma anche, nel suo caso, per tornare alle sue radici.

 

Stelios

Stelios Togias (Atena, Grecia) studia la chitarra classica da piccolo, poi da giovane si avvicina alla musica elettronica, drum & bass e tecno; con il tempo sperimenta le percussioni tradizionali della sua terra e suona in diversi gruppi di musica tradizionale greca, macedone e turca. Come me ha una formazione informatica sui nuovi media che danno al gruppo una visione moderna, non tipica delle formazioni classiche di musica balcanica.

 

Oleksander

Oleksander Sora (Ucraina) viene da una famiglia di violinisti, virtuosi ed appassionati della musica tradizionale ucraina, ungherese e rumena. Alex evolve la tradizione familiare diventando un violinista classico d’eccellenza, lavorando nelle migliori orchestra e teatri di Opera in tutta Europa.

 

Daniel

Daniel Carbonell (Sabadell, Barcelona) suona il clarinetto da sempre, si interessa alla musica Klezmer e judia e suona da molto tempo più di tutti noi in gruppi di musica balcanica. Daniel è anche un compositore e si interessa alla parte sperimentale della forma canzone con il suono tradizionale.

 

Come definiresti il repertorio del gruppo?

È un repertorio tradizionale, dove quello che ci muove è la bellezza della melodia e la forza del ritmo. Abbiamo come una visione di jazzisti su una tradizione musicale europea e mediterranea. Usiamo questo materiale a nostro piacimento, cambiandolo e arricchendolo. Ed è un repertorio vastissimo, ogni paese è un mondo a parte con tanti colori differenti. Questo è il quarto disco, e come ogni viaggio è unico, difficilmente inquadrabile in un unico repertorio.  

 

Quali sono i vostri maestri nella musica?

Devo ammettere che a livello musicale sono molti i nostri maestri ed ogni nome rappresenta per noi qualcosa (la lista è molto lunga).

 

E nella vita?

Gli amici, la gente che incontriamo  e ci raccontano le loro storie, Schopenhauer, Osho, Umberto Eco, Murray Shaffer, Dostoevskij, Quentin Tarantino, Kubrick, David Lynch… anche qui la lista è infinita…

 

Qual è finora il momento più bello della carriera del gruppo?

Sceglierne solo 1 è difficile… Certamente partecipare come pubblico ad un live in Transilvania di uno dei nostri piú grandi maestri, i Taraf de Haidouks e sentirli suonare una nostra canzone fu una grande sorpresa e gioia. Se in più aggiungiamo che da lì è nata una bellissima amicizia che ci ha portato a conoscerli meglio e ad essere invitati nella loro casa, in un paesino zingaro vicino Bucarest, a mangiare e suonare insieme, a imparare da vicino e a condividere musica,  potrei dire che quello è stato un giorno praticamente perfetto!

 

Cosa non va in Italia durante i concerti?

Una cosa che mi dispiace, come Italiano, è vedere a volte come il pubblico è diffidente e fa fatica a lasciarsi andare, a ballare, o a muoversi con la musica, o solo ad ascoltare con la mente in bianco e in pace, dimenticando i vincoli sociali. Vedo spesso resistenza, vergogna e diffidenza, come se il lasciarsi andare e “Disfrutar” fosse un peccato o un vizio….mentre in altri paesi è la cosa più normale del mondo da condividere in famiglia tra figli, padri e nonni, un regalo per tutti da assaporare tutti insieme.

 

Cosa state progettando a livello musicale per l’immediato futuro?

Nuovo repertorio, come sempre. Però con l’intenzione di iniziare un processo creativo, un laboratorio interno che sfoci nella composizione. Fino ad adesso  abbiamo presentato solo 1 o 2 composizioni per disco. Vedremo dove questa nuova strada ci condurrà.

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