Giovanna Menegus. Cinque poesie

La neve la notte

I.

Finché una musica non l’insinua
l’anima se stessa ignora, né esiste
forse – celata
in impalpabili membrane
e richiamata ora a un tratto a essere

II.

Vai a posarti nella notte
come una pietra bianca, un pane

– nel sonno il sogno il silenzio
a lievitare

III.

Al risveglio
la fessura, il taglio in te è alto,
lunghissimo

– arriva al cielo

IV.

A ogni curva della strada
l’enorme luna invernale,
ventre gravido,
sulla terra pesa, tra i neri boschi

A ogni notte perde un’unghia di luce
– ignorandosi, col cielo si sfalda

A ogni sguardo è ombra, assenza

V.

La luce della neve
vegliando la notte intera
dai riquadri
alle finestre

La notte è bianca
d’ossa uova e grasso,
pietre pelliccia e piume di cigno,
d’anitra,
i cari morti
e i vivi

Inquieta, infinita attesa d’alba, o sonno –
ma è alba, barlume,
l’intera notte:
pareti di roccia,
neve, luna
non dormono: emanano luce

Vegliando la notte intera

– cane accanto al fuoco,
fedele a fianco a un altare –

l’anima è cosa sottile
come i vetri
alle finestre

(fine 2017-inizio 2018)


(Immagine: Lorenzo Bianco)

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