BUONA LETTURA: “Sesso e apocalisse a Istanbul”. Giuseppe Conte

“BUONA LETTURA” 14. “Sesso e apocalisse a Istanbul“, di Giuseppe Conte

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

In Sesso e apocalisse a Istanbul (Giunti Editore) il balzo creativo di Giuseppe Conte ci permette di cogliere la realtà contemporanea su livelli che s’intrecciano di continuo e rimangono in bilico tra Oriente e Occidente, anima e carne, speranze e paure, dolore e amore per la vita.

Il racconto di Conte è sopraffatto da eros e libri, tra le cui pagine nascono vere e proprie passioni come quella incontrollabile tra Giona, libraio genovese costretto a chiudere l’attività per colpa della crisi, e Vero, la sua bellissima e ricchissima amante, moglie di un importante politico italiano.

Lettrice compulsiva di romanzi, voluttuosa e virile al tempo stesso, Vero decide di trascorrere un week-end di sesso  e trasgressione con Giona a Istanbul.

Per non dare nell’occhio, i due partono in giorni diversi, e così l’intellettuale Giona riesce a trascorrere un po’ di tempo con lo scrittore amico Ilhan Durcan, il traduttore arabo di Henry Miller Kahled Nejim e l’amico d’infanzia Ritz, ora direttore dell’Istituto Italiano di Cultura.

Fino all’arrivo di Vero, fino all’inizio della tanto desiderata vacanza erotica, dove il tema della seduzione intellettuale s’intreccia con quello della soddisfazione sessuale, tesa a scoprire illimitate frontiere del piacere.

Ben presto però la storia prende una piega diversa: gli oscuri movimenti e i drammi che si fanno largo in una città – Istanbul – divenuta il simbolo delle contraddizioni e delle ferite che separano Occidente e Islam, investono i due amanti e i loro amici, italiani e turchi, fino a stravolgerne le esistenze.

La capacità di Conte di dar voce alle ansie del nostro tempo trova nella vicenda di Giona e Vero la sua migliore suggestione, sino a quando l’eros e l’amore per i libri e per la vita si scontrano con il fanatismo e la guerra: l’ossessione della donna di essere posseduta da un giovane sconosciuto assume le sembianze di un italiano, un ragazzo genovese che abbraccia il “Califfato”.

Da qui tutto cambia, in un vortice di violenza e buio, dove ogni situazione degenera, diventa gridata e lacerante. In una parola, si trasforma in apocalisse.

Conte sa intercettare le nostre paure, il nostro smarrimento collettivo, in un susseguirsi di avvenimenti dove l’esotico sapore dell’Oriente e la fantasia dei sensi lasciano il posto ad azioni spietate.

Il brusio della grande storia diventa un affresco dai colori violenti che fa da contrasto alla passione e alla trepidazione della vita.

La paura e le sofferenze serpeggiano nella vibrazione immediata della scrittura, sempre capace di esprimere appieno quel clima e quei sussulti al contatto con la tragica realtà.

La storia di Giona e Vero si pone al centro di eventi drammatici, in un ritmo che incalza di dialogo in dialogo, di scena in scena, nel vortice di un montaggio che cresce d’intensità.

Una storia stringente, che si fa leggere tutta d’un fiato.

Mara Pardini

Giuseppe Conte (Imperia, 1945) ha pubblicato saggi, libri di viaggio come Terre del mito, raccolte di poesia, oggi tutte contenute nell’Oscar Poesie 1983-2015 e romanzi, da Primavera incendiata a Fedeli d’amore, dal Terzo ufficiale (premio Hemingway) a La casa delle onde (selezione premio Strega) sino a Il male veniva dal mare. Traduttore di Whitman e di D.H. Lawrence, grande viaggiatore, cultore appassionato del mito, impegnato da decenni nel confronto con il pensiero dell’Oriente e con l’Islam, ha vissuto per lunghi periodi in Francia. Attualmente abita in Riviera. Il suo sito è www.giuseppeconte.eu

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