arabeschi

di Antonio Sparzani

Arabeschi
Nei momenti dell’oro
il buon senso quotidiano
non trattiene l’émpito
che preme sullo sterno,
una piena che strazia
prorompe, esonda,
e
alla
fine
distilla
profumati arabeschi,
dal guizzo – rapido – degli occhi
dal tremito – leggero – nella voce
dall’incertezza – d’un istante – del gesto,
un abbandono – vertiginoso – del cuore.

Sorrisi
Vorrei
distillare i sorrisi
lenti
che mi spuntano sulle labbra
mescolarli con i pensieri
che fuggono senza fermarsi ‒
farne un liquido liquore chiaro
screziato
da bere e da condividere
con le creature umane
che amano abbeverarsi insieme a me ‒
e avere comunanza dei sorrisi loro.

e, infine, questo omaggio a Cirano, già ricordato qui:

Cirano

Lo stavi per dire, Cirano,
cadeva il divieto;
il cuore esplodeva, Cirano,
il cuore cantava;
l’assurda speranza, Cirano,
speravi lontano;
la fine di un sogno, Cirano,
è meglio del sogno;
ma un fischio si sente, Cirano,
e l’aria è ferita;
Cristiano non parla, Cirano,
il profilo suo è spento;
il sogno è finito, Cirano,
non vale più niente;
non c’è più ragione, Cirano,
soltanto delirio;
due vite stroncate, Cirano,
le vostre due vite;
e tutto ti vieti, Cirano,
il tuo amore superbo;
ma quel che credevi, Cirano,
di avere perduto
il tuo amore totale, Cirano,
è ancora con te;
la vedi e le parli, Cirano,
e ormai l’hai capito
che tu sei Cristiano, Cirano
e il suo amore è per te.

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