L’Aquila e Amatrice fra jazz e terremoto

Piazza Santa Margherita (Piazza Gesuiti) – Ada Montellanico “omaggio a Billie holiday” feat. Giovanni Falzone – Ada Montellanico – voce


Brevi riflessioni attorno a due libri fotografici

di Guido Michelone

Jazz e terremoto sembrerebbero due termini non solo compatibili, ma soprattutto da integrare l’uno nell’altro, in particolare quando il secondo viene usato metaforicamente: è giusto infatti dire e sostenere per il jazz che si tratta di un vero e proprio “terremoto” a livello artistico-culturale nella Storia del XX secolo, protrattasi fino ai nostri giorni. Il terremoto jazzistico è il simbolo perfetto di una nuova sonorità che scuote le coscienze, cambia la mentalità, annulla il passato, guarda al nuovo, alla vita, al sogno, alla libertà. Ma il terremoto di cui si parla qui è purtroppo un fenomeno sismico che in primis non ha nulla a che fare con il jazz, perché si riferisce alla tragedia che ha distrutto esistenze, affetti, immagini, luoghi, architetture di due splendide città italiane: L’Aquila (2009-2012) e Amatrice (2016-2017): su tali disgrazie nazionali i mezzi di comunicazione informano e continuano a interessare stampa, TV, social, anche se in modi eterogenei, perché su un paio di iniziative la risonanza mediatica, allora come oggi, risulta incompleta, superficiale, quasi latitante.

Il discorso riguarda ovviamente Il jazz italiano per l’Aquila (2016) e Il jazz italiano per Amatrice (2017), due eventi unici nel loro genere, addirittura per il mondo intero: un esempio assoluto, originale, spassionato di partecipazione, solidarietà, volontariato, che non ha precedenti nelle vicende del nostro Paese, per intensità,  coinvolgimento, riuscita. Nel primo caso il capoluogo abruzzese viene ‘invaso’ da centinaia di jazzisti (in pratica tutti, ma proprio tutti i più importanti) che suonano in una sola giornata, il 6 settembre 2015, dal primo mattino a notte fonda, dislocati nei punti strategici urbani, tra folle entusiaste, anche se compassate per una tragedia ancora visibile nei ponteggi sulle rovine. Nel secondo caso, per il delizioso borgo laziale si mobilitano, il 4 settembre 2016 cento città italiane, in cui vengono organizzate contemporaneamente altrettante rassegne jazz, pescando il meglio del meglio fra i musicisti in loco (spesso jazz star internazionali). Benché i concerti a scopo umanitario, con grossi nomi, siano un fenomeno ovunque quasi giornaliero (il rock angloamericano ad esempio sa mobilitare personaggi celeberrimi), nulla del genere si verifica prima e dopo con un solo stile musicale.

Merito del jazz, invece che del pop, del folk, della classica? Forse sì, per l’innata vocazione jazzistica a fare gruppo, a lavorare assieme, a condividere leadership e manovalanza alternativamente, in una moderna scuola di democrazia artistica. Ma c’è di più: per L’Aquila e Amatrice la MIDJ (Associazione Italiana Musicisti Jazz) presieduta dalla cantante Ada Montellanico (nella foto) coinvolge, oltre i musicisti (in solo, gruppi, orchestre), sia un gran numero di associazioni che hanno a che fare con il jazz (festival, scuole, accademie, club, circoli, jazzclub, eccetera) sia i migliori fotografi italiani per documentare le due iniziative in altrettanti libri a scopo benefico.

Ed ecco – qui sta il punto! – due splendidi volumi illustrati, che dovrebbero arricchire le collezioni, le librerie, le biblioteche di appassionati sia di jazz sia di foto (e di entrambi i linguaggi espressivi), e in genere degli amanti del bello: ma l’acquisto di uno o dei due volumi rappresenta un valore ulteriore, grazie al nostro piccolo contributo al bene delle popolazioni terremotate: se anche solo il 10% dei lettori italiani acquistasse uno dei due volumi (al prezzo popolare di 25 €), porterebbe qualche migliaia di euro alle casse di due città funestate dagli eventi naturali come pure dall’incuria umana: se l’ambiente italiano, dai mari ai monti, fosse meno dissestato a livello idrogeologico, se la speculazione edilizia non facesse man bassa di verde spontaneo (boschi in primis), con l’operato congiunto di guardie forestali, protezione civile, amministrazioni locali, drammi come quelli dell’Aquila e di Amatrice forse sarebbero meno dolorosi.

 

Cfr.:

Il jazz italiano per l’Aquila 2015 (a cura di MIDJ), Posrtcart, Roma 2016, pagine 204, euro 25.

Il jazz italiano per Amatrice 2016 (a cura di MIDJ), Posrtcart, Roma 2017, pagine 192, euro 25.

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