Educazione sentimentale # 6

Rispondo all’appello e vado indietro nel tempo a cercare quella scintilla che mi ha fatto inesorabilmente innamorare dei libri, delle storie. Arrivo ai miei quattro anni quando mio zio, rispondendo con pazienza a ogni mio “e questo come si legge? E quest’altro?”, ho imparato a leggere. Il mio primo testo è stato un cartellone pubblicitario mentre ero in macchina con mamma, la scritta quella grande, ed ero felice. Da quel momento, ho mi sono cimentata in cose sempre più lunghe e sono diventata una quattrenne “che sapeva già leggere” e una patita della lettura.

Libri da leggere con gli amici, alla scoperta di cose sconosciute
Il primo libro che ha segnato il mio percorso da lettrice è arrivato da un amichetto, figlio di un’amica, quasi una sorella, di mia madre; un bambino con cui trascorrevo pomeriggi interi a giocare e sognare. Un giorno (avevamo circa sette anni) mi ha dato Mabel tra gli Esquimesi, di Ginevra Pelizzari. Già alla vista della copertina ero tutta emozionata, erano cose che non conoscevo, storie di bambini in un mondo lontano. E ancora oggi ricordo Mabel, bimba bionda e delicata, figlia di italiani emigrati in California, che rimane sola in un’isola nel mare Artico dopo un naufragio durante una battuta di pesca con il papà. Ho conosciuto insieme a lei gli esquimesi, l’usanza di masticare pelle di foca per ammorbidirla e farci dei vestiti, i giochi sul ghiaccio e l’amico Icoluki. Il mio primo vero viaggio in un posto lontano e affascinante, grazie a un libro.

La libreria di papà, un lettore contento
Mio padre è sempre stato un lettore. Si rilassava sulla sua poltrona, nei giorni di festa magari, con un libro in mano, contento; alzava gli occhi, mi raccontava cosa stesse leggendo, ne parlavamo. Vederlo, ascoltarlo, mi ha fatto venire la curiosità di spulciare la sua libreria. Ricordo che, oltre agli acquisti diretti, era iscritto a uno di quei circoli per corrispondenza che inviavano i best seller e la libreria cresceva sempre di più. Un giorno, scorrendo con le dita fra i volumi, trovai Psicopatologia della vita quotidiana di Sigmund Freud. Avrò avuto undici, dodici anni e quella lettura mi aprì un mondo (e indusse mio padre a portarmi in libreria a scegliere insieme altre cose). Trovare in un libro un riscontro, una ragione per cose che accadevano quotidianamente mi lasciò incantata e passò un periodo in cui se mia mamma dimenticava gli occhiali in bagno partivo con lunghe ed elaborate dietrologie e analisi. Ma fu divertente e mi aprì a nuove letture.

Un “libro da grandi” in regalo
Uno dei libri del periodo freudiano (ne lessi altri allora) mi è stato regalato da mia cugina. Non è semplice regalare un libro a chi ama leggere, io mi trovo sempre in difficoltà. Mia cugina scelse Il profumo di Patrick Süskind e da quel momento ho capito che i libri potevano avere anche un odore, anzi un tanfo di sobborgo misto a spezie e fiori freschi, potevano fare paura, di quella che ti sveglia in piena notte e ti fa fare le ore piccole con la lucina nascosta sotto le lenzuola.

 

La mia “fuga” dentro un libro
Nel 1992 lo zio che mi aveva insegnato a leggere, e che con mio padre è il principale responsabile della mia “malattia libresca”, si è ammalato; è stato un periodo per me terribile e l’unico mio desiderio in quei mesi in cui lui ci stava facendo capire che era ora di andare era estraniarmi, buttarmi in un altro mondo e perdermi. In soccorso è arrivato un librone di circa mille pagine, il primo di una lunga serie che avrei letto da lì in poi: It di Stephen King, il Re. Nel romanzo c’erano ragazzi come potevo essere io in quel periodo, c’erano tutte le paure che un bambino può avere e che, sottoforma di malattia, perdita, crudeltà di una vita che mi stava togliendo una delle persone a me più care in assoluto, si presentavano anche alla mia porta, proprio come il Pennywise che usciva dai tombini e il sangue che sgorgava dai lavandini. Era forse un modo per sentirmi meno sola con la mia angoscia, l’incertezza, il terrore. Ricordo ancora i pomeriggi passati rannicchiata a letto con la faccia dentro il libro, come se nulla, per qualche centinaio di pagine, potesse toccarmi.

Forse è per questo che amo tanto i libri: dentro ci sono storie, scambi d’affetto (con chi li scrive, chi te li consiglia, chi te li regala, chi ne condivide la lettura con te); sono veicoli di emozioni, sentimenti, vita e sono indispensabili come bere, camminare, sorridere, mangiare. Non è possibile per me immaginare una sola giornata senza nemmeno una pagina da leggere. E questo lo devo a Papà, zio Paolo, Luisa, Ciccio e Daniela e tutte le persone che da allora mi hanno accompagnato e assecondato in questa meravigliosa mania.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...