Paola Renzetti, Stagioni

Stagioni

Attraversando le Alpi

C’è ancora qualcuno
che a piedi
attraversa le Alpi.

Dopo aver passato l’orrido
un uomo sale
tra sputi di neve bianca.

La testa nera china
sotto il sole implacabile
e le sferzate di mare

ora si volge alla cupa montagna.

Senza voce, lei lo accoglie
tra le sue braccia.

Lui si abbandona stanco,
mentre sogna le luci del villaggio
e quelle della grande città
dove voleva arrivare.

Nello sfavillio si protende
verso l’ultimo calore,
verso il pasto coi fratelli…

Mentre il monte finalmente chiama
e nessuno più risponde.

*

Sulle tue note

Se io fossi un angelo
se io fossi un angelo …
Sono le note della tua canzone.

Sulle cime dei monti io volerei
tutti li bacerei sfiorandoli
ma su nessuno mi fermerei.

Se io fossi un angelo,
camminerei sul velo dell’acqua
come un funambolo sulla sua corda
ma da lì proprio non scenderei.

All’improvviso… su quella strada
un sorriso ti strapperei.
Togliendoti quel cappuccio nero
i tuoi occhi blu certo li incontrerei.

Forse allora ci abbracceremmo
come due angeli sconosciuti
leggeri piroettando in aria,
ultime stelle di uno sciame d’angeli.

Non c’importerebbe nulla
della ricca via, della moda ultima.
Con il tuo sberleffo un saluto
e via, ci eclisseremmo su
sempre più su, come veri angeli.

*

Il silenzio

Come un rudere antico
compare all’orizzonte
unico e solitario
sull’impervio sentiero.

Sulla rupe spalancata
dove non volli andare,
fa fiorire il nocciolo
di piccoli raggi.

Con seno di nutrice
getta il suo manto di pioggia,
per la bimba dipana
la sua coltre di nubi.

Sul suo capo
dipinge un velo di trine,
infiora una treccia
come nido di colomba.

Dalla terra fredda
nutre una speranza,
di tronchi e foglie
i miei piedi accompagna.

Assiso in un lago
di immote acque,
culla petali d’ossa
sotto gli archi del cielo.

*

Frida

Veleggi sul letto
con il figlio mai nato

appesa a fiori con fili di sangue.

Dove non può la colonna spezzata
ti porterà lo sguardo, gabbiano nero.

Con le sue ali stillanti colori,
hai scritto:

“Viva la vida”.

*

Estate

Volevo dire dell’ombra nera,
ma fu difficile stanarla.

Sopraggiunse a poco a poco
nell’umido rumore.

Strada rossa, linea gialla,
son passata sulle strie…

Il coniglio antenne ritte
verde prato
l’orizzonte ha cancellato.

Pozzo chiuso, ombra nera
velo grigio della pioggia
piroetta, ondeggia e muore
sulla strada in pieno sole.

*

Autunno

Si aprono
i mille occhi del bosco
tra verdi ciglia pungenti.

Ammiccano dagli scrigni
le iridi calde di luce.

Risuonano i passi
ai soffici tocchi
di perle cadute
e raccolte.

(2017-2018)

 

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