Archivio mensile:aprile 2018

Chi è il Dio?


Noi credenti abbiamo un Dio. E un Figlio di Dio. E uno Spirito Santo. Roba da passarci la giornata, da riempirci le ore: con le Scritture, i sacramenti, le opere di carità.
E invece che facciamo? Pensiamo a noi stessi, ai nodi inestricabili dell’Io.
Verrebbe da chiedersi: ma chi è il vero Dio? Lui o noi? Se fosse Lui, avrebbe diritto a più attenzione. Un Dio lo è o non lo è: tutto il resto è noia, diceva quello.

Le parole


Molti si affannano a cercare preghiere. C’è una gran quantità di libri che ne dispensa a iosa, come se nell’una o nell’altra si dovesse trovare la parola giusta, la formula magica capace di smuovere le leve decisive, di indovinare il metodo infallibile.
Ma la preghiera ce l’abbiamo, l’ha data Gesù. Ci sarà un motivo se ha messo in fila quelle frasi lì. Non dovremmo mai stancarci di ripetere il Pater: Dio stesso ha depositato nelle nostre mani le chiavi che aprono il suo cuore.

Il romanzo di Daniele Mencarelli: La casa degli sguardi

Vi è mai capitato di essere chiamati da un libro, incontrarlo così, per caso, in un momento particolarmente “giusto” per una determinata lettura? Ecco, a me è successo con il romanzo La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli. L’ho incontrato per caso, me lo ha “presentato” un amico, ho letto la quarta di copertina, ero un po’ spaventata onestamente ma ho deciso di leggerlo, e al massimo fermarmi. E invece ho iniziato e non mi sono fermata fino all’ultima, bellissima poesia che chiude la storia.

Non accade spesso di trovare sé stessi fra le pagine di un libro, soprattutto quando la storia sembra lontana anni luce e il personaggio principale diametralmente (in apparenza) diverso da te.

Un ragazzo poco più che ventenne, con alle spalle problemi di dipendenza dalla droga e davanti a sé un futuro incerto e ovattato dai litri di “bianco”, alcol a buon mercato, vino a fiumi che consuma ogni giorno. Il caso porta il protagonista a lavorare per un’impresa di pulizie in uno dei posti più duri che esistano (questa la ragione principale del mio timore, anche solo di avvicinarmi al libro): un ospedale pediatrico, anzi, l’Ospedale pediatrico per antonomasia, il Bambino Gesù, dove arrivano da tutto il mondo genitori pieni di speranze o disperazione. Continua a leggere

Come si cambia


A un certo punto, nella vita, si affaccia la mania per i manuali. Cerchiamo regole che facilitino la vita quotidiana: come intessere buone relazioni, come imparare a cucinare, come scrivere un best seller. La manualistica è tra i generi editoriali di maggior successo. È il fascino, ad esempio, della Somma teologica di Tommaso d’Aquino: una trattazione cristallina della teoria e prassi cristiana della vita, che orienta pensieri, azioni e sentimenti.
In noi c’è un meccanismo creativo che ha bisogno di essere avviato: entra in azione quando diamo uno scopo all’esistenza, e usiamo l’immaginazione per vederlo realizzato. Non sono le idee a cambiarci, è l’esperienza; e un’esperienza immaginata nei dettagli è reale, per il cervello umano. È così che si produce ciò che potremmo definire il generatore automatico di virtù: si tratta di lasciare che a condurci sia la vera identità, permettendo allo Spirito di prendere la guida, di fare, detto in sintesi, la volontà di Dio, come un frutto prodotto spontaneamente dalla pianta.

Vivalascuola. Il 68 a scuola

Sul 68 sono frequenti luoghi comuni sia dei denigratori (“Il 68 ha distrutto la scuola“) sia dei nostalgici (“Quelli sì eran tempi!“). Naturalmente per una corretta valutazione storica occorrerebbe partire da qualche domanda che aiuti a contestualizzare “il 68“: come erano la scuola e l’università prima del 68? E come sono la scuola e l’università successive al 68? E quelle odierne? In questa puntata di vivalascuola Ester Prestini, Antonia Sani, Antonio Sparzani e Franco Toscani rispondono a queste domande e ci parlano di quella scuola e di quella successiva, coniugando memoria di azioni e relazioni, guadagni culturali e sperimentazioni didattiche. Fornendo così materia anche a chi volesse attualizzare e si volesse proficuamente chiedere: c’è qualche elemento del 68 che sarebbe auspicabile anche nella situazione odierna? Continua a leggere

Casa, dolce casa.


Gli altari, i paramenti, gli incensi, le grandi cerimonie: a volte, la religione è scenografica, simile a un film di Cecile B. De Mille, dove ogni parola risuona come dentro una grancassa. Oggi, quelle cose, non vanno più di moda. Anzi, in certi casi, si partecipa alla messa come alla sagra della pastasciutta, mancano solo gli stornelli e i balli popolari. Sarebbe bello trovare un equilibrio: considerare Gesù come uno di famiglia: scambiare un’occhiata complice, un bacio, un segno che ci sei, sei entrato nel mio mondo, che senza di Te non sarebbe più casa, intimità.

L’amore


L’amore è un tema complicato. Ricordo una canzone dei “Giganti”, di qualche era geologica fa, che tentava di svolgerlo a più voci. Sarebbe bello confrontarsi, lasciare che ognuno dicesse la sua, secondo l’esperienza personale: un’opinione accanto all’altra, come in quel motivetto d’altri tempi. Fra le tante idee in proposito, è impossibile ignorare l’amore del Dio Uomo che si offre totalmente a noi, ricevendone in cambio indifferenza, scherni, bestemmie. È una pietra di paragone interessante.

Gemma Mondanelli legge “L’ultimo quarto del giorno” di Raffaela Fazio


I libri di Raffaela, che scrive da quando era bambina, hanno seguito il suo percorso personale, i suoi sentimenti, la vita della sua famiglia, quella dei figli. La recente raccolta intitolata “L’ultimo quarto del giorno” (La Vita Felice 2018) denota una considerevole maturità stilistica e di contenuto, insieme a un tratto più filosofico e introspettivo. Raffaela parte da un discorso molto suggestivo, come si legge nella nota anteposta al libro: secondo la tradizione ebraica, la giornata di Dio si compone di 12 ore; nell’ultimo quarto egli gioca nel mare con il Leviatan, il temibile mostro marino. Continua a leggere

Lo statuto


Vogliamo essere pensati, amati, curati. C’è in noi una sorta di pretesa, un diritto acquisito chissà come, un dovere dell’altro di corrispondere ai nostri desideri. All’alba della vita è un dato certo: se non fossimo assistiti con tali prestazioni, ne usciremmo segnati. È il dramma dell’infanzia abbandonata, o maltrattata.
Crescendo, i termini si invertono: è a noi che viene chiesto di dare. Impariamo a cavarcela da soli, a credere normale che l’altro non ci pensi.
Eppure, in qualche parte del cuore, rimane lo statuto del neonato: l’essere oggetto di uno sguardo amante, mai distolto da lui. Più tardi, facendosi strada una saggezza nuova, affacciandosi al mondo dello spirito, si capisce che il bambino ha indovinato: quello sguardo esiste; sono gli occhi del Cristo, che non ci lasciano nemmeno per un attimo.

[l’immagine è tratta da un’opera di Marko Ivan Rupnik]

Educazione sentimentale # 6

Rispondo all’appello e vado indietro nel tempo a cercare quella scintilla che mi ha fatto inesorabilmente innamorare dei libri, delle storie. Arrivo ai miei quattro anni quando mio zio, rispondendo con pazienza a ogni mio “e questo come si legge? E quest’altro?”, ho imparato a leggere. Il mio primo testo è stato un cartellone pubblicitario mentre ero in macchina con mamma, la scritta quella grande, ed ero felice. Da quel momento, ho mi sono cimentata in cose sempre più lunghe e sono diventata una quattrenne “che sapeva già leggere” e una patita della lettura.

Libri da leggere con gli amici, alla scoperta di cose sconosciute
Il primo libro che ha segnato il mio percorso da lettrice è arrivato da un amichetto, figlio di un’amica, quasi una sorella, di mia madre; un bambino con cui trascorrevo pomeriggi interi a giocare e sognare. Un giorno (avevamo circa sette anni) mi ha dato Mabel tra gli Esquimesi, di Ginevra Pelizzari. Già alla vista della copertina ero tutta emozionata, erano cose che non conoscevo, storie di bambini in un mondo lontano. E ancora oggi ricordo Mabel, bimba bionda e delicata, figlia di italiani emigrati in California, che rimane sola in un’isola nel mare Artico dopo un naufragio durante una battuta di pesca con il papà. Ho conosciuto insieme a lei gli esquimesi, l’usanza di masticare pelle di foca per ammorbidirla e farci dei vestiti, i giochi sul ghiaccio e l’amico Icoluki. Il mio primo vero viaggio in un posto lontano e affascinante, grazie a un libro. Continua a leggere

La carta vincente


La croce fa paura. Ricorda la morte, il cimitero, qualcosa di oscuro, doloroso. Portare la croce significa soffrire. Quello che del nostro Dio non digeriamo, sin dai tempi dei capi dei Giudei, è il Crocifisso: è sconveniente, soprattutto se ha intenzione di scaricare la croce su di noi.
Eppure il segreto è proprio qui: in questa miscela di rinuncia e povertà; nell’andare contro se stessi, nel restare nascosti, nell’essere, in estrema sintesi, crocifissi con Cristo. Solo così è possibile risorgere, sperimentare la felicità senza più ostacoli. Non lasciamoci sfuggire la carta vincente, la formula infallibile: la Pasqua.

“DIARIO DELL’ALPINO FRANCESCO MACCARIO”

Da Diario dell’alpino Francesco Maccario, a cura di Paola Maccario (ed. arabAFenice)

2 settembre 1944

Le mie condizioni sono sempre stazionarie. Faccio il calcio endovenoso, passo qualche ora a leggere il vangelo ed altri libri religiosi che mi da il cappellano: la vista mi è ritornata normale con una leggera anisocoria soltanto.

3 settembre 1944

In questa lotta di vita o di morte penso sovente ai miei cari ed alla mia cara lontana: immagineranno che in questi giorni sto combattendo contro la morte una lotta decisiva!?

4 settembre1944

Nella mia camerata ho tre cari amici: Fantozzi e Stoppane (romani), Pafundi (napoletano) i quali mi cantano canzoni bellissime delle loro città lontane tenendomi di buon umore. Continua a leggere

Il libro della Vita


Vogliamo essere eroi, santi, personaggi memorabili. Chi non ha avuto sogni di gloria?
Siamo cosa molto buona, dice il libro della Genesi, destinati a grandi cose: l’infinito, l’eterno. Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me, diceva Kant. Tutto vero. Ma poi Dio ci chiede l’impegno più difficile, quello veramente eroico: la fedeltà nelle piccole cose, cui nessuno fa caso, che non entrano nei libri di storia, ma solo nel Libro della Vita.

Atto di fede


Quando pigiamo il bottone della macchina, non dubitiamo che esca il caffè; se apriamo l’ombrello, siamo sicuri che ripari dalla pioggia; se giriamo la chiave nel cruscotto, l’automobile si mette in moto. Durante la giornata, compiamo atti di fede a non finire: se facessimo attenzione, ci stupiremmo di affidarci tanto.
Invece, quando preghiamo Dio, perdiamo colpi: mi esaudirà? Sarò degno di chiedere? Dovrei avere, almeno, la stessa certezza che ripongo nella macchina, nell’efficienza del telefono, in qualsiasi altro moto di fiducia. Manchiamo sul più bello, proprio là dove potremmo averne un grande beneficio. Per questo il dubbio ci arrovella, e finisce per guastare anche l’ombrello, il distributore, l’automobile.

La risposta

da qui

Dio si presta a equivoci. Molti lo vedono come un padrone esigente, altri come un sovrano indifferente al destino dei suoi servi. Uno dei peccati che si confessano più spesso è la bestemmia. Curiosamente, anche in negativo: padre, io non bestemmio; excusatio non petita che la dice lunga sulla possibilità che il fatto avvenga. Di Dio, si ignora il dato certo: Egli ama al di là di ogni misura, ci accoglie così come siamo, disponibile a fare tutto Lui, a cambiarci, per renderci felici. Perché non ci crediamo? Perché non lo vediamo per quello che è davvero?
La risposta, diceva un ebreo, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento.

Saluti e baci


A volte mendichiamo affetto: ci restiamo male se qualcuno non saluta, se non è cordiale, se non ci accoglie secondo le nostre aspettative. Sogniamo che il mondo ci dia importanza, che riconosca in noi valore e dignità. C’è bisogno di aggiungere che le cose non sempre vanno in questo modo? Allora la tristezza si fa strada, si avverte il peso della solitudine, ci si sente inutili e frustrati.
Il fatto è che ignoriamo d’essere in buona compagnia: gli angeli e i santi, per dirne una, sono sempre disponibili a soccorrerci, a viziarci di affettuosità come fanno gli zii coi nipotini. Certo, ciò richiede la consapevolezza d’essere uno di quei piccoli di cui parla il Vangelo. Se ci scopriamo tali, cominceremo a sentire i baci e le carezze, e non ci importerà se qualcuno non saluta come Dio comanda.

Chandra Livia Candiani, “Fatti vivo” a Milano

Mercoledì 11 aprile, alle ore 18, Chandra Livia Candiani, in dialogo con Gabriella D’Ina, presenterà il volume di poesie Fatti vivo (Einaudi 2017), presso la Sala del Grechetto di Via F. Sforza n. 7, a Milano. 10 poesie di Fatti vivo si possono ascoltare nell’archivio della trasmissione di Radio 3 Fahrenheit.

Su Fatti vivo sono disponibili in rete i testi di Giorgio Morale, Andrea Cirolla, Sara Vergari, Pasquale Di Palmo, Antonio Prete. Continua a leggere