Educazione sentimentale #7

di Giovanna Menegus

edward_hopper_compartment_c_car_293_1938

Ha sempre dimenticato, perso cose sui treni. Non soltanto sui treni a dire il vero: in ogni possibile luogo e situazione; questo episodio però le torna in mente più di altri. Non lo ha mai raccontato a nessuno.
La volta in cui scendendo nella solita stazione della cittadina di montagna lasciò a bordo un libro dal titolo fin troppo vistoso. E non suo, per di più: l’aveva preso in prestito in una biblioteca della grande città in cui studiava e avrebbe dovuto restituirlo, naturalmente. Erano i racconti di una scrittrice canadese anche importante e che pure non la toccarono granché, crede di non averne letto più di qualcuno. Dopo oltre vent’anni non ne conserverebbe alcuna traccia nella memoria se non fosse per quel titolo – Fantasie di stupro –, con la minima avventura che ci va insieme.
Si rivede mentre torna in stazione, il giorno dopo, va a cercare i ferrovieri e spiega di aver scordato un libro su un certo treno. Forse si trova tra gli oggetti smariti. Forse riescono a rintracciarlo… La vecchia stazione della cittadina è quieta e deserta, nella scena. Del resto si tratta quasi sempre del posto più soporifero al mondo. Il piazzale su cui si affaccia ha la forma di un ampio catino: a volte, tra corriere auto quei due o tre taxi (non di più) autobus e pedoni risulta persino trafficato, ma anche in questi casi resta per lei ugualmente immobile e noioso. Tutt’intorno, ad arco, piccoli e lontani, si intravedono i profili delle montagne. Lungo i viali, grandi e vicine, si susseguono le facciate delle caserme degli alpini. Il monumento al mulo, all’epoca invece forse ancora non c’era, le sembra sia più recente: come ogni monumento tristemente postumo (rispetto ai muli, agli alpini e alle loro caserme, che nel frattempo sono state quasi tutte chiuse).
I due ferrovieri – no: forse solo uno dei due – vanno a vedere, spariscono per cercare da qualche parte, e dopo una breve attesa le riconsegnano il libro smarrito.
Sono due solidi, anonimi uomini maturi (le paiono quasi vecchi: lei è giovane), con le tempie e la divisa sul grigio – le divise dovevano essere grigie, con dei piccoli profili verdi: più o meno uguali a quelle che si usano ancora oggi. Non fanno commenti, non dicono niente e non la guardano in nessun modo particolare. Forse nemmeno lo hanno notato, quel titolo.
Lei finalmente si rilassa, si scongela dall’imbarazzo. Senza cambiare espressione – tentando e augurandosi di non cambiare visibilmente espressione – respira di sollievo e scampato pericolo (immaginario).
In tutto ciò ha certo la sua perenne aria da Alice nel paese delle meraviglie.
Una delicata, stralunata aliena avvolta nella propria impenetrabile cortina di nebbia (e capelli).
Una ragazzina (dimostra meno anni di quelli che ha) estremamente timida e beneducata con la testa fra le nuvole o fra le pagine di un libro, non fa differenza.
Di modo che nessuno fa troppo caso al titolo del suo libro o ai pensieri che magari sta facendo, sospesa così fra le nuvole.

*

Questo racconto breve (Fantasia) fa parte di una serie inedita intitolata Foglietti, composta fra l’estate 2016 e i primi mesi del 2017.
Sul tema “educazione sentimentale attraverso i libri” farò seguire un altro post.

(Immagine: Edward Hopper, Compartment C, Car 293, 1938)

3 pensieri su “Educazione sentimentale #7

  1. Nonostante la brevità, il microracconto funziona: sia perché è più che verosimile la preoccupazione di non poter restituire il libro preso in prestito, sia perché lascia intravedere altri livelli di lettura (la misteriosa opinione dei ferrovieri sul libro, il possibile slittamento di pensiero dal libro alla giovane donna che chiedeva di cercarlo, il solo accennato stato d’animo di lei nell’attesa fremente, il sospiro di sollievo per l’immaginario pericolo scampato…). La Atwood non è nominata, e così dev’essere.
    Brava Giovanna!

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