Sacrificio, di Andrea Carraro


di Fabrizio Centofanti

“Sacrificio”, di Andrea Carraro, edito da Castelvecchi, parla di droga, ma ha catturato anche me, che in vita mia mi sono fatto mezzo spinello, a esagerare. Qui c’è molta umanità, e molta scrittura: Andrea sa maneggiare entrambe, e non sempre è dato godere del connubio. È un libro che parla d’amore senza le retoriche da cui raramente ci si conserva immuni, in questi casi; anzi, c’è l’esibizione di un linguaggio forte, violento, senza fronzoli, con colori dialettali a volte assai accentuati, nei dialoghi più mossi. C’è un impasto originale e suggestivo di cinismo sfrontato e delicatissima attenzione ai sentimenti, presenti in tutte le tonalità della passione, dell’affetto, dell’odio, sempre in bilico tra slancio del cuore e disperazione senza uscita. Carraro ha il tratto del grande narratore nel descrivere le visioni allucinate conseguenti al “buco”, ma anche nella minuziosa esegesi degli stati d’animo della figlia ribelle, del marito deluso, di amicizie pluridecennali capaci di risorgere dalle ceneri di esistenze lontane e vicine nello stesso tempo. Quello di Andrea è un libro che si trasfigura di capitolo in capitolo, fino al ricordo dell’ultima pagina, in cui si concentra la tenerezza prima in parte rimossa e poi sempre più palpabile. È in questi chiaroscuri di fatti e sentimenti che l’autore dà il meglio di sé, come se la verità potesse emergere solo guardando in faccia con coraggio l’ombra propria e degli altri, volendo usare un termine tecnico della psicologia analitica di Jung.
Mi ha fatto un effetto singolare leggere questo “Sacrificio” dopo aver presentato “L’anima e il castigo” di Michele Caccamo: dal cielo alla terra, si direbbe. Se non fosse che la terra, a volte, si apre al cielo anche non volendo, e persino per sbaglio. Mi viene in mente “La vocazione di san Matteo”, del Caravaggio: io sostengo con ostinazione che Levi sia il pubblicano impegnato a contare le monete. La genialità del Merisi sta nel cogliere l’attimo prima che il giovane sollevi lo sguardo: un gesto che gli cambierà la vita, per sempre. Giorgio, il protagonista del bel libro di Carraro, per salvare la figlia dalla droga, si appella alla persona sbagliata, il demonio; ma nessuno può escludere che l’ultimo sguardo lo attragga dalla parte giusta.

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