Il musical oggi, come nuovo melodramma


di Guido Michelone

Questo breve excursus, in venti film usciti tra il 1975 e il 2017, risponde al quesito su cosa oggi sostituisca il ‘vecchio’ melodramma, se sia il concerto rock, la performance multimediale, il varietà televisivo, il cinema che ha a che fare con la pop music o altro. Certo è che, alla fine, la pop music, intesa in primis quale canzonetta, risulta ontologicamente lontana dall’opera lirica, perché la sua arte interpretativa (spesso informale) dal vivo non si lascia imbrigliare dalle unità quasi aristoteliche del melodramma classico, dove gli spazi e i tempi posseggono rigide architetture e solenni teatralità. Allora, forse, la strada maggiormente percorribile, sul piano creativo, per attualizzare il melodramma a livello drammaturgico, affabulatorio, narrativo, rimane il linguaggio audiovisivo o immagine semovente, in particolare il cinematografo che, da sempre, coniuga l’azione con la musica, l’immagine con il suono, il racconto con il cosiddetto score o soundtrack.

Il tal senso la musical comedy (o semplicemente musical) a Hollywood, in Europa e in India nell’età aurea del cinema stesso, grosso modo dall’inizio del sonoro al trionfo della TV a colori (1927-1975 circa), fa ciò che nel Settecento e nell’Ottocento è di competenza dell’opera lirica, intesa soprattutto quale musica pop (popolare) ante litteram. Persino dopo la grande stagione del musical, ossia dall’era neotelevisiva all’oggi digitale, il cinema assolve a questa funzione: dunque il musical oggi come Nuovo Melodramma è riscontrabile, attraverso la pop music, in questi venti film (brevemente raccontati e commentati); una scelta di capolavori, tra cult movie e box office, disposti in ordine cronologico.

1975: Nashville di Robert Altman

Mediante le vicende incrociate di ben ventiquattro personaggi, il maggior regista statunitense di quegli anni firma  il proprio lavoro inscenando la quotidianità alcune volte ridicola altre invece tragica di cantanti, turnisti, organizzatori, reporter, familiari, sbandati, che vivacchiano nella capitale della musica country (Nashville, appunto). Alla fine si vede un grande affresco sul cinismo dello show business e sulla fine dell’american dream: film originale anche per il fatto che Altman fa scrivere e interpretare le canzoni dagli attori stessi. Musiche di Autori Vari.

1975: The Rocky Horror Picture Show di Jim Sharman

Per un guasto all’automobile, la giovane coppia borghese, Janet e Brad, cerca riparo, sotto una pioggia scrosciante, in un misterioso edificio, i cui inquilini si rivelano strane creature, atte a esperienze ancora più inquietanti. È un musical classico nella struttura, ma con musiche revival (rock and roll) e con temi moderni, tra cui, per la prima volta, esplicitamente, l’omosessualità e il travestitismo.  Diventa ben presto un cult, con i fans che ne imitano le scene cantando e ballando sotto lo schermo in una gara a chi fa meglio (o peggio). Musiche di Richard O’ Brien.

1978: Grease di Randall Kreisler

Esageratamente celebrato nel quarantennale come un autentico classico della cinematografia mondiale, si tratta in realtà di un musical modesto nella trama e nelle canzoni, che però acquista subito la valenza di cult movie adolescenziale, forse anche grazie all’exploit di Saturday Night Fever nelle parti danzerecce o grazie al filone dei due American Graffiti che propongono l’effetto nostalgia per gli anni Cinquanta/Sessanta. Ma in Grease la cultura rock and roll appare banalmente languida ed edulcorata. Musiche di John Farrar, Barry Gibb, Louis St. Louis.

1979: Hair di Milos Forman

Il giovane e ingenuo Claude, figlio di contadini dell’arretrata provincia americana, visita New York City, prima di essere inquadrato nell’esercito e partire per la guerra in Vietnam. Mentre va in caserma si ritrova per caso nel bel mezzo di un happening di hippies a Central Park, sedotto dal fascino della bellissima Sheila. Tratto dall’omonimo show teatrale sessantottesco, in cui per la prima volta il rock faceva capolino nel musical, anche al cinema lo spettacolo non perde vigore, nella trasgressiva filosofia tra valenze pacifiste e messaggio non violento. Musiche di Galt MacDermot.

1980: All That Jazz di Bob Fosse

Joe Gideon, regista famoso, si divide tra audizioni e prove del nuovo balletto a Broadway, tra il girato e il montaggio del suo film e una vita famigliare turbolenta (conteso tra moglie, figlia, amante). L’angoscia e la frenesia di creare lo portano a realizzare un allestimento delirante ispirato alla propria morte. Primo musical a trattare argomenti tabù per questo genere, offre immagini spettacolari, attualizzando le forme, grazie a canzoni vagamente jazzate, benché il titolo alluda al caos. Musiche di Ralph Burns.

1984: The Wiz di Sidney Lumet

Dorothy, giovane insegnante ad Harlem si spinge alla ricerca del proprio cagnolino che viene catapultato da un turbine improvviso in una Harlem popolata da fate, maghi, streghe, indovini. La ragazza tenta di incontrare il Mago di Oz, l’unico che può farla uscire da lì. Adattamento urbano e afroamericano del celebre musical di Vince Minnelli con Judy Garland. Nonostante Il coprotagonismo di Michael Jackson e Diana Ross la pellicola non decolla, pur restando un cult movie. Musiche di Quincy Jones e Luther Vandross.

1986: Absolute Beginners di Julien Temple

Nel 1958 a Londra, l’amore tumultuoso tra una designer di moda e un fotografo alla moda si dipana fra bande giovanili rivali e il sottofondo di musica ‘americana’ e di balli frenetici. Tratto dal romanzo Principianti assoluti, il film è una sorta di musical postmoderno e al contempo neovintage, che glorifica la beat generation inglese attraverso scenografie coloratissime e una lunga parata di ospiti famosi (anche pop star). Musiche di Gil Evans.

1997: Evita di Alan Parker

Nel 1952, a Buenos Aires, la bella Eva Peron – detta Evita – moglie del presidente Perón muore di cancro ancora giovane, proprio quando, amatissima dal popolo, sta per diventare la vicepresidentessa del suo Paese. Il film – tratto da un musical teatrale – evoca la vita di un’eroina mettendo in evidenza, secondo il regista, “un destino personale incredibilmente originale e una storia politica straordinariamente forte”. La pop star Madonna, nei panni di Evita, non piace nell’intera Sudamerica, benché l’interpretazione sia corretta. Musiche di Andrew Llyod Webber.

1998: Blues Brothers 2000 di John Landis

Diciotto anni dopo, Elwood Blues esce di galera, depresso: morto Jake, sciolta l’orchestra, abbattuto l’orfanotrofio della propria infanzia. Entra però in scena suor Mary Stigmata con un piccolo trovatello di nome Buster, che sarà di fondamentale importanza per ritrovare i membri originali della Blues Brothers Band. Sequel tardivo del cult The Blues Brothers (1980) si avvale, come nel primo, di una parata di stelle, senza riuscire a glorificare o reinventare un genere, all’epoca in declino, come il soul dei primi anni Sessanta. Musiche di Autori Vari.

2000: Dancer In The Dark di Lars Von Trier

Selma Jezkova, emigrata ceka e ragazza madre, lavora come operaia, avendo quale unico svago canzoni e danze dei classici musical hollywoodiani. Accusata di furto da un vicino di casa, la faccenda per lei si complica a causa di un misterioso delitto, fino a un tragicissimo finale. È forse il musical più lugubre, nero, drammatico, grazie alla mano esperta di un regista alternativo e alla protagonista (la vocalist islandese Björk), messasi in gioco con estrema consapevolezza. Gli effetti stranianti risultano notevoli secondo le regole del gruppo Antidogma. Musiche di Björk.

2001: Moulin Rouge! di Baz Luhrmann

Nella Parigi della belle époque, Christian, giovane poeta squattrinato, si stabilisce a Montmartre, scoprendo un microcosmo favoloso tra sesso, droghe e can-can; mentre si appresta a scrivere il libretto per un’opera sul Moulin Rouge s’innamora della bellissima Satine, che è la star del cabaret. Forse è il miglior musical contemporaneo, per via di una sontuosa messinscena e grazie all’idea di trasformare in balletti i suoni di alcune famose canzoni pop e rock. Musiche di Craig Armstrong.

2007: Across The Universe di Julie Taymor

La regista ha un’idea geniale e una riuscita altrettanto favolosa: raccontare l’America turbolenta degli anni Sessanta attraverso lo sguardo di un giovane studente inglese, sostituendo ai dialoghi le stupende canzoni dei Beatles: da Luther King a Janis Joplin, dalla guerra in Vietnam alle contestazioni degli universitari, tutto scorre grazie allo score di Lennon/McCartney. E c’è pure la vicenda amorosa, tra manifestazioni pacifiste, diritti civili, approfondimenti spirituali, pop e rock’n’roll, citazioni filmiche e coscienza postmoderna. Musiche dei Beatles.

2007: Dreamgirls di Bill Condon

La location per queste ‘ragazze di sogno’ è l’America degli anni Sessanta/Settanta: e il film narra la storia immaginaria del trio vocale di colore, formato dalle giovani Effie, Deena e Lorrell, che, grazie a un canto soul raffinato, irrompono nei turbolenti Sixties, per affermarsi nell’ambiguo successivo decennio in mezzo a intrighi, amori, tradimenti, novità e delusioni. Come sempre, nel cinema americano, le ricostruzioni d’epoca sono eccellenti e i riferimenti alla storia del pop nero quasi espliciti (le Supremes di Diana Ross). Musiche di Stephen Track.

2008: Mamma mia! di Phyllida Llyod

Nel 2017 viene annunciato il sequel di questo cult mobile che ottenne un clamoroso imprevisto successo in tutto il mondo, raccontando semplicemente come, in una splendida isoletta greca,  una giovane promessa sposa americana è alla ricerca del padre, di cui la mamma evita di rivelarne l’identità. L’idea originale è che la trama viene contrappuntata dalle canzoni degli Abba, quartetto vocale svedese di pop melodico all’apice negli anni Settanta, la cui Reunion oggi [2018] è richiesta a furor di popolo anche grazie ai due film. Musiche degli Abba.

2010: Burlesque di Steven Antin

Una ragazza ambiziosa, dotata di una voce straordinaria trova l’amore e la gloria in un locale di Los Angeles dove viene ripresa la tradizione del burlesque, uno spettacolino per adulti che già a inizio Novecento presenta una serie di spogliarelli castigati, che vengono scanditi da musiche allegre e scenette comiche. Più che anticiparne la moda, il film conferma una tendenza già in atto, che concerne appunto la riscoperta dello spettacolino ridanciano e autoironico, qui ‘incarnato’ dalla pop star Christina Aguileria, dalla grintosa voce soul. Musiche di Autori Vari.

2010: Chico & Rita di Fernando Trueba, Javier Mariscal e Tono Errando

A dispetto dei tanti musical a disegni animati della Walt Disney Productions, questo cartoon d’autore rappresenta al meglio il genere, grazie a un design innovativo e a un contenuto impegnato, dove si racconta la struggente vicenda amorosa fra una cantante e un trombettista nella Havana degli anni Quaranta allorché imperversa il cosiddetto afrocubanbop, che mischia il jazz ai calienti ritmi latini. La storia immaginaria è realista e credibile, mentre la colonna sonora originaria risulta eccellente. Musiche di Bebo Valdés.

2010: Nine di Rob Marshall

Guido Contini è il maggior regista cinematografico della propria epoca, venerato dalla critica e adorato dal pubblico; l’uomo è l’artista e viceversa, e sembra perfetto, ma anch’egli possiede il ‘tallone d’Achille’, un unico grande punto debole: le belle ragazze. A partire da quest’esile trama il regista allestisce uno spettacolo sontuoso, che omaggia direttamente il felliniano Otto e mezzo (1963), benché il clima gaudente sia piuttosto accostabile alla Dolce vita di tre anni prima, in un tripudio a colori di italian style. Musiche di Andrea Guerra.

2011: Flamenco flamenco di Carlos Saura

Ecco il nuovo capolavoro documentario del grande regista spagnolo, all’epoca quasi ottantenne, il quale offre un affresco raffinato della popolare musica andalusa: un’opera piena di grazia sui canti e sui balli del flamenco attuale che, a sua volta, perpetua una tradizione quasi millenaria. L’empatia tra autore e oggetto, del resto, investe un’intera carriera, con il documentario d’esordio (Flamenco, 1955) e un tardo sequel “Flamenco” (1995), nonché altri omaggi alle sonorità latine con le pellicole Tangos, Fandos, Sevillanas, Ay Carmela, Carmen Story, Sinfonia de Aragón. Musiche di Paco de Lucia e altri.

2013: Basilicata Coast To Coast di Rocco Papaleo

Rocco, Salvatore, Franco e Nicola sono amici e musicisti, ex giovani nel profondo Sud. Illusi, sconsolati, poetici, ma colmi di utopie e speranze. Raggiunti da una giovane e bella giornalista, il quartetto di antieroi decide di percorrere a piedi, come novelli beatniks, il tratto che va dal Tirreno allo Jonico, quale rito iniziatico per partecipare al festival di teatro-canzone a Scanzano. Commedia sui generis, molto poco italiana, in un Paese che paradossalmente registra pochissimi musical veramente originali. Musiche di Rita Marcotulli e Rocco Papaleo.

2017: La La Land di Damien Chazelle

Nel cuore di Los Angeles un’aspirante attrice (Mia) lavora in un bar tra un’audizione e l’altra; al suo fianco Sebastian, un amante del jazz, suona il pianoforte in modesti locali per assicurarsi almeno la sopravvivenza. Entrambi sono lontani dalla vita di sogno a cui aspirano. L’ennesima favoletta, sulla falsariga di È nata una stella, viene diretta con stile vintage e canzoniere swingato da regia sfarzosa e messinscena sfavillante, che cita di proposito i musical di Jacques Demy. Musiche di Justin Hurvitz.

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